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“Io l’ho visto in sala operatoria”. Gianluca Vialli, parla la dottoressa che era presente: perché lo fa

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Un esempio da seguire: sono le parole che da giorni riecheggiano su Gianluca Vialli, l’ex calciatore di Sampdoria, Juventus e Nazionale, morto lo scorso 6 gennaio. Tutti lo ricordano in questo modo: sia chi lo ha conosciuto in campo, che tutti quelli che lo hanno frequentato al di fuori del rettangolo verde. Vialli è stato sconfitto da un tumore al pancreas scoperto cinque anni fa. Ma ha affrontato la malattia con coraggio e determinazione, l’ha chiamato un “compagno di viaggio che prima o poi si stancherà di me”.

A parlare di come Gianluca Vialli ha affrontato la malattia è stata la dottoressa Anna Caterina Milanetto che faceva parte dell’equipe che lo operò. Lo ha fatto in una lunga intervista al Messaggero. La donna, di 38 anni, originaria di Campagnola di Brugine, è medico chirurgo e ricercatrice alla Chirurgia generale del Policlinico con un ricco curriculum professionale. Nonostante la giovane età, è una dei più esperti dottori padovani in tema di tumore al pancreas.

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gianluca vialli ricordo dottoressa operato


Gianluca Vialli, il ricordo della dottoressa che lo operò

La dottoressa Milanetto ricorda di aver incontrato Vialli nel novembre del 2017. Si trovava a Milano perché era assegnataria di una borsa di studio di alta specializzazione per la parte del pancreas, nel reparto diretto dal professor Alessandro Zerbi. In pochi sapevano che si stavano prendendo cura di un paziente illustre e noto: “Gianluca Vialli era una persona controllata, un atleta di prim’ordine, sicuramente con uno stile di vita sano, eppure la malattia lo aveva colpito lo stesso, però l’individuazione del tumore ad uno stadio iniziale aveva permesso l’operazione che ebbe anche un esito favorevole. Nel caso del pancreas sono solo il 20% i pazienti operabili”, spiega la dottoressa.

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Il giornalisa del Messaggero chiede al medico cosa ricorda del campione e la dottoressa Milanetto racconta di uno sguardo che non dimenticherà mai. “Ricordo lo sguardo profondo – dice – e al tempo stesso preoccupato di Vialli che cercava dal professor Zerbi che era accanto al suo letto qualche segnale di rassicurazione, quegli occhi denotavano al tempo stesso timore e speranza. C’era la la moglie, una donna molto bella, educata, discreta con il personale dell’ospedale milanese, che non lo lasciava un attimo e che è stata fondamentale per il suo recupero”.

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Anna Caterina Milanetto conclude dicendo che l’approccio alla malattia da parte di Vialli “è un valido modello per affrontare la malattia. Oltre all’attività di reparto, svolgo anche quella ambulatoriale, dove vedo ogni giorno, persone che sono affette da tumore al pancreas. il suo coraggio e la sua vicenda sono sicuramente uno stimolo per molti pazienti, che mi dicono: se si è ammalato lui che era un grande campione ed è riuscito a sconfiggere il tumore al pancreas, perché non posso farcela anche io? E davvero penso sia da indicare a modello per tante persone che combattono contro la malattia il suo approccio responsabile”.


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