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“L’ultimo giorno con Luca”. Vialli, Roberto Mancini straziante. È successo dopo la morte del ‘gemello’

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Il mondo del calcio piange la scomparsa di Gianluca Vialli: aveva 58 anni l’ex calciatore di Samp, Juventus e Nazionale. Un tumore al pancreas contro cui lottava da 5 anni lo ha sconfitto. Era ricoverato al Royal Marsden Hospital e nell’ospedale londinese si è spento. I funerali si svolgeranno a Londra nei prossimi giorni in forma privata: è la decisione della famiglia che si è chiusa nel dolore: “Ringraziamo i tanti che l’hanno sostenuto negli anni con il loro affetto. Il suo ricordo e il suo esempio vivranno per sempre nei nostri cuori”, hanno scritto in una nota i parenti.

Lo scorso 14 dicembre Gianluca Vialli ha annunciato di dover lasciare la Nazionale (aveva il ruolo di capo delegazione) per sottoporsi a un ciclo di ulteriori cure, dopo quelle iniziate cinque anni fa. In quel momento si è capito che qualcosa non andava per il verso giusto, che il tumore si fosse ripresentato in forma più aggressiva e che le forze di Luca Vialli dovessero essere concentrate sulla malattia che entrava in tackle. In tanti sono andati a fargli visita in questi giorni: amici, ex compagni, familiari.

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Roberto Mancini ricorda l’ultimo giorno con Gianluca Vialli

Tutti insieme a Gianluca, a combattere con lui, fino alla fine. Anche Roberto Mancini è volato a Londra: il compagno fidato in campo, il fratello nella vita. Hanno vinto tanto, emozionato anche: nessuno può dimenticare l’abbraccio e le lacrime dopo la finale degli Europei vinta dall’Italia a Wembley: due corpi e un’anima unica che si stringono e piangono. Il pianto di tutti noi. “Era privo di forze, con poca voce, ma lucidissimo. Un leone fino all’ultimo. Abbiamo parlato un po’ di tutto, mi ha chiesto perfino com’era andato lo stage di dicembre con i giovani. Anzi, mi ha riempito di domande: voleva sapere tutto, ci teneva a conoscere i progressi del nostro progetto”, le parole di Mancini riportate da Andrea Elefante sulla Gazzetta dello Sport.

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È stato il loro ultimo incontro, lo scorso 29 dicembre, l’ultimo abbraccio, l’ultimo gol, l’ultimo assist. “Una settimana prima Gianluca mi aveva chiesto di aspettare, voleva riservare tutte le sue energie migliori all’ultima fase della sua lotta”. Mancini e Vialli hanno condiviso lo spogliatoio della Sampdoria, un altro grande amore. A fine novembre, a Genova, all’anteprima del docufilm “La bella stagione” una delle sue ultime apparizioni: “Era stanchissimo, ma voleva esserci a tutti i costi: la Samp per lui, per noi, era un amore grande come la Nazionale. E da Genova siamo tornati insieme a Milano, l’ho accompagnato io in aeroporto, a Linate. Poi il volo per Londra aveva voluto farlo da solo: ancora forte, anche se non poteva esserlo più come una volta”.

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Vialli e Mancini erano inseparabili: dalla Samp alla Nazionale, prima l’under 21, poi la selezione maggiore. Un rapporto che è nato in campo e che si è cementato nella vita. Fino alla nomina come capo delegazione. Mancio in campo ad allenare e Luca a dare una mano per stare accanto al gruppo: è diventa subito uno di loro. Si lancia nella sua ultima avventura a capofitto, come ha sempre fatto perché è nella sua indole. E se quella sera l’Italia ha trionfato a Wembley è anche merito suo. Era scritto nelle stelle.


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