Due settimane senza una telefonata, senza un messaggio, senza un segnale. A Civitella Alfedena l’ansia è diventata un nodo fisso: Sarah (16 anni) e Alisya (12) sembravano inghiottite dal nulla, tra domande che si rincorrevano e paure sempre più pesanti.
Il punto più inquietante era proprio questo: nessuna traccia “viva”. Solo silenzi e un territorio che, da sogno di natura e sentieri, si è trasformato in un labirinto di sospetti. Poi, all’improvviso, qualcosa si è mosso. E lo ha fatto nel modo più inatteso.

La svolta che cambia tutto: un interrogatorio lunghissimo
Nelle ultime ore l’indagine avrebbe preso una piega decisiva grazie alle parole del fidanzatino di Sarah, un adolescente ascoltato dagli inquirenti come persona informata sui fatti. Un confronto lungo, teso, in cui il ragazzo avrebbe ceduto, raccontando una versione capace di spostare l’asse dell’intera vicenda. Fino a quel momento, tra chi temeva un incidente e chi parlava di un possibile rapimento, ogni ipotesi restava sul tavolo. Ma le dichiarazioni del giovane avrebbero disegnato uno scenario diverso: non una tragedia nei boschi, bensì un allontanamento organizzato.
Secondo quanto riferito dal ragazzo, le due sorelle non si sarebbero perse. Sarebbero invece al sicuro, lontane, in compagnia di un familiare stretto. Un dettaglio che, se confermato, cambierebbe il senso di questi giorni angosciosi e aprirebbe nuove domande: perché scappare? E soprattutto, chi le sta aiutando davvero?

Il fidanzatino avrebbe parlato di una fuga scattata in piena notte, in una fascia oraria tra le 2 e le 5 del mattino. Le due minorenni avrebbero preso il sentiero verso la zona della Camosciara, non per un’uscita improvvisata, ma per raggiungere un punto d’incontro preciso, salire su un’auto e far perdere le proprie tracce. Quel racconto, riferiscono le ricostruzioni, darebbe un significato diverso anche ai reperti trovati durante le ricerche. Lungo il tragitto indicato, infatti, erano stati individuati e repertati alcuni oggetti: un fermaglio, una maglia tecnica e un laccio nero.
Elementi che all’inizio erano sembrati l’ombra di un epilogo terribile, come se nel bosco fosse successo qualcosa di irreparabile. Ora, invece, potrebbero essere letti come conferme del passaggio: piccole tracce lasciate lungo la strada di chi voleva sparire.
Il giallo dei telefoni spenti e delle utenze sotto analisi
Resta poi un aspetto che inquieta e allo stesso tempo parla chiaro: i telefoni muti. Gli investigatori starebbero lavorando anche su un intreccio “tecnologico”, analizzando tre utenze legate a figure chiave della cerchia familiare. Uno dei dispositivi in uso alle ragazze risulterebbe collegato a una persona molto vicina al fidanzato di Alisya, mentre un altro sarebbe riconducibile al compagno della madre. Utenze rimaste inattive e spente per giorni: un dettaglio che, più di mille parole, suggerisce la volontà di non essere localizzate.
Intanto, mentre le verifiche proseguono e ogni elemento viene passato al setaccio, chi ha vissuto queste ore in prima linea continua ad aspettare un segnale. In paese la tensione è altissima: tra chi spera che le due sorelle stiano davvero bene e chi non riesce a scacciare la paura che dietro la “fuga” si nasconda qualcosa di ancora più complesso.
La compagna del papà, che per prima si sarebbe attivata anche attraverso l’associazione Penelope Abruzzo, continua a confidare in un passo indietro. Perché, al di là delle ricostruzioni e degli interrogatori, una cosa resta uguale per tutti: l’urgenza di riportare Sarah e Alisya a casa, sane e salve.


