L’unico modo per restare innocenti era morire

Marco Magini nel suo sorprendente romanzo d’esordio Come fossi solo, finalista nel 2013 al Premio Calvino, racconta la strage di Srebrenica, enclave musulmana vittima nel 1995 di un genocidio che coinvolse oltre diecimila civili. La storia agghiacciante riguardante il più grande crimine compiuto in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale viene rievocata, nel corso del processo, dai tre protagonisti del racconto: Dirk, giovane casco blu olandese del contingente Onu; Romeo González, giudice spagnolo del Tribunale penale internazionale per la ex Jugoslavia; Drazen Erdemovic, soldato riluttante e “mezzosangue” (serbo con radici croate, cittadino della Bosnia musulmana) coinvolto suo malgrado nella mattanza e divenuto capro espiatorio, fu infatti l’unico membro del Decimo battaglione serbo ad essere processato. Condannato a dieci anni di reclusione per genocidio, la sua pena fu ridotta a cinque, con un “compromesso odioso” che continua a sollevare una polvere di maceranti interrogativi. La storia ufficiale di quel processo, dice il giudice Romeo Gonzalez, era stata scritta altrove.

 

Marco Magini
Come fossi solo
Giunti, 2014, 218 pp.
14 euro