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L’amore e il desiderio, quello folle, carnale, possono resistere a tutto?

“L’età del sentimento. I volti dell’amore. Cuore legato. Sposato. Cuore slegato. Innamorato. I confini del sentimento. E i confini del tempo. Un’età che fugge. Un’età che arriva. Un’età senza età. Tre protagonisti di un amore. Tre facce. Tre volti. Nessun triangolo. Non c’è competizione. Esiste complicità. Insondabile. Subliminale. Sottile. Congruenza, non esclusione. Anche se è la biologia, o forse il destino, a escludere. Entro questi steccati si muove Una promessa di Patrice Leconte”, scrive Stefano Giani sul Giornale.  “Mi sono immerso in questo interrogativo: l’amore, anzi il desiderio, quello folle, carnale, possono resistere a tutto? Il romanzo di Zweig dice di no, è pessimista. Io ho voluto dare una speranza” spiega Patrice Leconte ripensa alla non trascurabile “infedeltà” del suo “Una Promessa” rispetto al romanzo ispiratore, “Viaggio nel passato” di Stefan Zweig. Una storia ambientata nella Germania prima della Grande Guerra, l’amore fatto di sguardi, sospiri e baci mai neppure tentati fra Charlotte (Rebecca Hall), giovane e bella moglie di un grande industriale dell’acciaio (Alan Rickman), e il rampante segretario Friedrich (Richard Madden). Un amore che non sboccia, anzi viene bruscamente interrotto da una missione di due anni in Messico. Due anni che diventano poi otto perché, alla vigilia dell’agognato ritorno di Friedrich (Charlotte nel frattempo è diventata vedova) scoppia la prima guerra mondiale. E dopo otto anni, cos’è l’amore? “Zweig è pessimista – spiega Leconte – i due si rivedono e sono due estranei. Io ho seguito questa linea. Ma ho voluto dare qualche secondo di speranza…”. (dopo la foto la scheda del romanzo)


Un giovane di umili origini si innamora della bella moglie del suo ricco benefattore: un amore impossibile, un amore inconfessabile ma sincero e profondo. Poi il distacco, la Grande Guerra, la lontananza, e infine il ritorno, dopo un silenzio di anni. “Il viaggio nel passato” racconta il loro incontro dopo gli anni della separazione, racconta il loro ritrovarsi e il muto interrogarsi su che cosa sia rimasto di quell’amore così intenso. Attraverso piccoli segni, gesti solo accennati, sguardi silenziosi ed espressivi, Zweig ci fa cogliere i pensieri fugaci, le parole inespresse, ci rivela la profondità dell’inconscio e i tormenti della passione.


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