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“Addio anche a te”. Lutto nel cinema, addio alla musa di Federico Fellini

  • Cinema

Il cinema mondiale piange l’ultima diva. Nella mattinata di oggi, 18 giugno, è arrivata la notizia della morte dell’attrice. Di lei la rivista Life nel 1960 scrisse che “dopo ogni immagine la sua bellezza enigmatica indugiava” nei ricordi del suo pubblico, e la chiamò “la più bella residente della rive gauche. Considerata “una delle cento stelle più sexy della storia del cinema”, secondo un sondaggio del 1995 condotto da Empire, il suo stile di recitazione è spesso quello di femme fatale, con un’aura malinconica, valorizzata da grandi registi di fama internazionale.

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L’esordio giovanissima, a quindici anni, in piccoli ruoli poi tante partecipazioni negli anni Cinquanta ma è il decennio Sessanta che le consegna i ruoli di primo piano: quello della ballerina Lola nel film Lola – Donna di vita e nel suo seguito del regista Jacques Demy, affermandosi definitivamente in Italia con Federico Fellini, che la dirige in La dolce vita (1960) e 8½ (1963), e in Francia con Jacques Demy in Lola – Donna di vita (1961).


Cinema, morta Anouk Aimée: musa della Dolce Vita di Fellini

La consacrazione internazionale per Anouk Aimée, morta a 92 anni, giunge nel 1966 con Un uomo, una donna di Claude Lelouch, al fianco di Jean-Louis Trintignant e di Pierre Barouh, che fu suo marito fra il 1966 e il 1969. Seguono L’amante perduta, Una sera, un treno, entrambi del 1968, e Rapporto a quattro (1969), quest’ultimo diretto dal regista statunitense George Cukor.

Chiamata nuovamente da Lelouch a interpretare Vivere per vivere (1967), Chissà se lo farei ancora (1976) e Un uomo, una donna oggi (1987), torna al cinema italiano dopo una lunga assenza nel 1980 con Salto nel vuoto di Marco Bellocchio, grazie al quale vince il Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes, e con La tragedia di un uomo ridicolo (1981) di Bernardo Bertolucci.

Nel 1994 interpreta il ruolo di una stilista in Prêt-à-Porter di Robert Altman, film sul mondo della moda. Nel 2003 le viene assegnato l’Orso d’oro alla carriera al Festival del Cinema di Berlino. Nel 2019 viene nuovamente diretta da Lelouch in I migliori anni della nostra vita, terzo episodio dopo il grande successo di Un uomo, una donna (1966), e dopo Un uomo, una donna oggi (1986), sempre con Trintignant.


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