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“Costretto a lasciare il Paese”. Novak Djokovic, decisione choc del tennista: gravi accuse

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Novak Djokovic ha deciso di voltare pagina. Una nuova vita, una nuova casa, e forse anche un nuovo capitolo nel rapporto con il suo Paese. Il fuoriclasse serbo, a lungo considerato il simbolo e l’orgoglio della Serbia, ha scelto di trasferirsi in Grecia con la sua famiglia, prendendo le distanze non soltanto dalla sua Belgrado ma anche da un governo che negli ultimi mesi sembra averlo profondamente deluso. Un allontanamento che non riguarda soltanto il tennis, ma che affonda le radici nella sfera personale e politica.

Per comprendere la portata di questa decisione, basta ricordare il legame fortissimo che Djokovic ha sempre avuto con la sua nazione. Le lacrime e la gioia incontenibile dopo l’oro olimpico di Parigi 2024 sono ancora vive nella memoria dei tifosi. Ma proprio lì, dove sembrava più saldo, qualcosa si è incrinato. Il governo di Aleksandar Vučić ha infatti criticato apertamente Djokovic per il suo sostegno alle proteste studentesche che negli scorsi mesi hanno riempito le piazze chiedendo nuove elezioni. Un gesto che il campione ha compiuto da uomo libero e non da atleta, ma che non è stato perdonato dalle istituzioni serbe.

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Cosa c’è dietro la decisione di Djokovic di trasferirsi in Grecia

Il risultato è stato un brusco cambio di clima. Se un tempo la Serbia celebrava ogni vittoria del suo campione con orgoglio nazionale, oggi Nole viene additato come “traditore”. Una parola pesante, che avrebbe inciso profondamente nelle sue scelte più recenti. Ed è così che Djokovic ha deciso di stabilirsi con la moglie Jelena e i figli Stefan e Tara ad Atene, in una residenza nel quartiere elegante di Glifada, a sud della capitale greca.

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Il trasferimento non è soltanto familiare ma anche pratico. I due bambini sono già stati iscritti in una scuola internazionale di lingua inglese, segno della volontà di costruire un futuro stabile lontano da Belgrado. Intanto, Nole non ha abbandonato il tennis: è stato avvistato insieme al figlio Stefan al Kavouri Tennis Club, poco dopo la semifinale degli US Open persa contro Carlos Alcaraz, un’immagine che racconta bene la nuova quotidianità del campione, divisa tra allenamenti e vita di padre.

Dietro la scelta c’è anche un disegno imprenditoriale. Djokovic ha deciso di “spostare” il torneo di Belgrado, di cui è proprietario, proprio ad Atene. Una mossa che ha un forte valore simbolico e che rappresenta un vero e proprio strappo con la sua città natale. Quel torneo sarà, almeno per ora, l’unico appuntamento in calendario da qui a fine anno per il 24 volte vincitore Slam, come lo stesso tennista ha dichiarato durante gli US Open.

Certo, non è escluso che possa rivedere i suoi piani e presentarsi alle Finals di Torino, dove è già ampiamente qualificato, ma le sue scelte più recenti sembrano tracciare una direzione precisa. Djokovic non si sta soltanto preparando alla parte finale della sua carriera sportiva, ma sta anche costruendo un nuovo equilibrio personale e familiare lontano dalle tensioni politiche serbe. Un capitolo inedito per un campione che, ancora una volta, dimostra di non avere paura di prendere decisioni radicali.

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