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Caos alla Camera, deputata portata fuori dall’aula: “Violata”

tensione camera deputati

In Aula l’aria si è fatta pesante in pochi minuti. Una frase, poi un’altra, e il dibattito sul Piano casa si è trasformato in un braccio di ferro durissimo. Sguardi, proteste dai banchi, richiami, nervi tesi. E la sensazione che, stavolta, il confine sia stato sfiorato davvero.

Tutto accade alla Camera durante la discussione sugli ordini del giorno collegati al Piano casa. Tema delicato, di quelli che toccano la vita reale: case popolari, graduatorie, priorità. Ma invece dei numeri e delle regole, in Aula esplode una polemica che porta con sé parole pesanti e accuse ancora più gravi.

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La frase che accende la miccia in Aula

A far saltare gli equilibri sono le dichiarazioni pronunciate lunedì sera dal deputato Rossano Sasso, durante il confronto sulle case popolari. Il passaggio contestato arriva come un colpo secco: “Nei citofoni delle nostre case popolari non abbiamo più Giuseppe, Maria o Francesco. Abbiamo Omar, Mohamed, Abdul. E questo a noi di Futuro Nazionale non va giù”.

Parole che innescano la reazione immediata delle opposizioni, con proteste e interventi durissimi. In Aula si alza il livello dello scontro: non è più solo politica, ma una questione di dignità, di diritti, di linguaggio. E il clima, minuto dopo minuto, diventa incandescente. Il deputato del Partito Democratico Federico Fornaro parla apertamente di limite oltrepassato: il rischio, dice, è trasformare un nome straniero o una religione in un marchio. Poi l’affondo che fa rumore: “Questo richiama al 1938, alle leggi razziali”.

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Non è l’unico. Andrea Casu (Pd) denuncia un clima che definisce “di chiara matrice razzista” e ricorda che, durante gli interventi di Futuro Nazionale, la collega Ouidad Bakkali era stata richiamata all’ordine dalla vicepresidente della Camera Anna Ascani mentre protestava dai banchi dell’opposizione.

“Inaccettabile”: le parole di Avs e M5S e lo scontro frontale

Per Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra “è inaccettabile mettere sotto processo cittadini italiani” e “le uniche cose che dovrebbero remigrare sono le parole razziste, fasciste e naziste”. Parole dure, che certificano quanto la frattura sia ormai totale.

Sulla stessa linea Andrea Quartini del Movimento 5 Stelle, che descrive gli interventi di Futuro Nazionale come “impregnati di nazifascismo e odio verso il diverso”. In pochi istanti, il tema delle case popolari diventa lo scenario di uno scontro identitario che travolge l’intera seduta.

La replica di Sasso e la difesa dei deputati vicini a Vannacci

Dal fronte di Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci, arriva una chiusura netta: le accuse vengono respinte. Sasso rivendica le proprie parole e sostiene che l’idea di assegnare “prima le case popolari agli italiani e molto dopo bengalesi, pachistani e marocchini” sia “un’opinione politica e non razzismo”.

E rilancia con una frase destinata a far discutere: “Voi siete razzisti con gli italiani”. Il senso, nella sua ricostruzione, è quello di un centrosinistra che vorrebbe impedire agli avversari di esprimere posizioni scomode. Ma dall’altra parte la contestazione non si spegne.

Interviene anche Edoardo Ziello a difesa del collega, osservando che a presiedere la seduta era proprio Anna Ascani del Pd e che, se avesse ritenuto gli interventi offensivi o contrari al regolamento, avrebbe richiamato formalmente Sasso. Intanto, il gesto più forte arriva dai banchi del Pd: Ouidad Bakkali lascia l’Aula in segno di protesta. Un’uscita che diventa immediatamente un messaggio politico, perché racconta un disagio che va oltre la singola frase e punta dritto al clima che si respira in quel momento.

Poco dopo, Bakkali spiega sui social la scelta di andarsene: “È stata violata la dignità del Parlamento italiano, sono stati offesi cittadini e cittadine italiane, le persone di origine immigrata e le persone povere”. Una frase che riaccende il confronto anche fuori dall’Aula e fotografa l’effetto immediato di questa giornata: il Piano casa, nato per parlare di emergenza abitativa e fragilità, finisce travolto da uno scontro politico che lascia dietro di sé rabbia, accuse pesantissime e una frattura che sembra tutt’altro che ricomposta.


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