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Nuovo ct Italia, colpo di scena clamoroso: “Niente Mancini, arriva lui”

Panchina della Nazionale: indiscrezioni sul nuovo ct e il nuovo corso in Figc


C’è un momento in cui, dietro le porte chiuse del calcio italiano, le frasi diventano sguardi e gli sguardi diventano segnali. E quando si parla della panchina più pesante d’Italia, basta un nome che ricompare in una stanza giusta per far tremare tutte le certezze. Anche quelle che sembravano già definitive.

Con l’insediamento ufficiale di Giovanni Malagò al vertice della Figc si è aperta una fase nuova, di quelle che non si limitano a cambiare una poltrona: cambiano il tono, il ritmo, l’ambizione. E la prima urgenza è una sola: scegliere l’uomo che dovrà rimettere in marcia la Nazionale.

Dopo l’addio di Gennaro Gattuso, il tempo non è un alleato. L’Italia dovrà tornare in campo già a fine settembre e la decisione non può essere né affrettata né “di bandiera”. Perché qui non si tratta soltanto di moduli e convocazioni: la scelta del ct è la base su cui costruire un percorso che porta dritto ai Mondiali 2030, un traguardo che il Paese non vuole neppure immaginare di fallire.

Nelle prime ore, Malagò ha scelto la strada della riservatezza: pubblicamente nessun colloquio, nessun candidato “ufficiale”. Ma nel calcio, si sa, la versione ufficiale spesso serve a proteggere ciò che si muove sotto traccia.

E infatti, tra le ipotesi che circolano da giorni, ce n’è una che ha il fascino del ritorno: Roberto Mancini. Dopo la fine dell’esperienza all’Al Sadd e la parentesi alla guida dell’Arabia Saudita, l’idea di rivederlo in azzurro riaccende discussioni e nostalgie. Per molti sarebbe una scelta “di garanzia”, anche per la capacità di lavorare sui giovani e per il profilo internazionale.

Non solo ct: la Federazione ripensa tutto (e qui entra in gioco Maldini)

Il punto, però, è che questa non sembra una semplice “nomina”. In parallelo alla scelta dell’allenatore, in Figc si ragiona su una riorganizzazione più ampia, con ruoli e figure che dovrebbero rendere il progetto più solido, più moderno, più riconoscibile.

In questo quadro prende quota una suggestione che fa rumore da sola: Paolo Maldini come direttore tecnico. Ma chi lo conosce sa anche un’altra cosa: Maldini non accetterebbe un ruolo di facciata. Per entrare davvero, vorrebbe margini operativi, voce in capitolo, possibilità concreta di incidere.

Intanto, mentre perde terreno l’opzione legata a Claudio Ranieri, si parla sempre di più di Ricky Massara come possibile direttore sportivo, una figura di lavoro quotidiano, di struttura. E per la filiera delle Nazionali giovanili resterebbe centrale Gianluigi Buffon, chiamato a garantire continuità e visione sui talenti che stanno crescendo.

Le prossime ore, dicono, saranno decisive: contatti, incastri, nodi contrattuali. Eppure, proprio mentre il discorso sembra scorrere verso una direzione già scritta, spunta un elemento che rimette tutto in discussione.

Tra i papabili per un ruolo chiave nello staff, infatti, circola con insistenza il nome di Lele Oriali. Un dirigente storico, un uomo di fiducia, reduce dalla tormentata esperienza al Napoli di Aurelio De Laurentiis. Un nome che, nel calcio italiano, non arriva mai da solo.

Perché Oriali è anche un indizio potentissimo. E l’indizio porta a un profilo preciso: un allenatore capace di ricostruire identità e fame, uno che vive di foga agonistica e di spogliatoio, uno che non accetta mezze misure. Il colpo di scena, quello che sta prendendo forma, ha un nome e un cognome che possono ribaltare tutto: Antonio Conte, pronto – secondo le indiscrezioni – a superare la concorrenza e a mettere sul tavolo un progetto di quattro anni.


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