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Governo, totoministri: chi sarà il successore di Luigi Di Maio

  • Italia

Per l’annuncio della squadra di governo sarebbe questione di poco, lo ha assicurato la premier in pectore Giorgia Meloni nelle ore scorse intercettata dai cronisti all’esterno di Palazzo Chigi. I contrasti emersi durante gli ultimi giorni, soprattutto quelli tra Fratelli d’Italia e Forza Italia che reclamava per sé i ministeri di Giustizia e Sviluppo Economico, non sembrano sepolti piuttosto silenziati dalla necessità di arrivare ad una soluzione che possa permettere al nuovo governo di partire il prima possibile. Le sfide, e gli impegni, del resto sono tanti: a cominciare dal promesso intervento per raffreddare le bollette di luce e gas, insostenibili per famiglie ed imprese.


Per evitare la rottura pare che Giorgia Meloni abbia distribuiti in egual misura il numero di poltrone tra di due alleati: cinque ministri per Forza Italia e cinque per la Lega. In quota Lega Roberto Calderoli pare destinato agli Affari regionali, per portare a casa il tema delle riforme, a partire dall’autonomia regionale. Il Carroccio schiera Giancarlo Giorgetti per il Mef, dopo aver preso atto della richiesta di Giorgia Meloni, arrivata dopo il no dei tecnici consultati. Anche il Viminale vedrà un nome espresso dalla Lega, quello del prefetto Matteo Piantedosi.

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Governo, il ruolo del fedelissimo di Berlusconi Antonio Tajani


Alle Infrastrutture potrebbe accomodarsi Salvini, che culla ancora una speranza per il Viminale. All’Agricoltura, infine, potrebbe tornare Gian Marco Centinaio. Capitolo Forza Italia. Scrive Adnkronos come figurerebbe il nome di Elisabetta Alberti Casellati, che potrebbe ottenere il ministero delle Riforme. L’azzurro Gilberto Pichetto Fratin è il favorito per la Transizione ecologica. Al ministero dell’Università viene associato il nome di Anna Maria Bernini, mentre Alessandro Cattaneo sarebbe in orbita ministero della Funzione pubblica.

Antonio Tajani


C’è poi il ruolo di Antonio Tajani, fedelissimo di Berlusconi. Per lui è certa la poltrona di vicepremier e, con molta probabilità, il dicastero degli Esteri che fu di Luigi Di Maio. Di Maio che, dopo aver lasciato in maniera burrascosa il Movimento cinque stelle in aperta lite con la posizione sul governo Draghi, aveva fondato ‘Impegno civico’, partito con il quale si era presentato alle elezioni.

Antonio Tajani


Un’esperienza fallimentare visto che la nuova lista si era fermata sotto il 2%. Una bocciatura sonora per Di Maio, sconfitto nel suo collegio di Fuorigrotta, e fuori dal Parlamento dopo due mandati ed aver ricoperto ruoli di peso assoluto sia con il governo Conte che con Mario Draghi.

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