“Mi ricordo che era rivolta all’insù, verso di me. Si proteggeva con le braccia dove la stavo colpendo. L’ultima coltellata che le ho dato era sull’occhio. Giulia era come se non ci fosse più. L’ho caricata sui sedili posteriori e siamo partiti. Avevo i vestiti abbastanza sporchi del suo sangue”. Uno stralcio della confessione che Filippo Turetta ha fatto al pubblico ministero di Venezia Andrea Petroni, durante il quale lo scorso primo dicembre ha ricostruito le ultime ore di Giulia.
Parole pubblicate dalla trasmissione Quarto Grado e che hanno suscitato la reazione dello zio della ragazza uccisa. Andrea Camerotto, fratello della mamma della ragazza, si sfoga sui social: “La famiglia Turetta ci ha contattati chiedendo di perdonare Filippo. Io non ho mai risposto e non nego che, in questo momento, non sono disposto a perdonare”.

Giulia Cecchettin, lo sfogo dello zio contro Filippo Turetta
Poi, racconta il Gazzettino, la frase più dura: “Spero che la tua famiglia ti abbandoni a te stesso con i tuoi incubi peggiori. Altrimenti a quel messaggio di sei mesi fa non ha senso che risponda”. Poi aggiunge: “So che i genitori di Flippo hanno scritto a Gino in occasione delle festività, e che hanno tentato anche con lui un approccio, chiedendogli di perdonare il loro figlio”.

“Non so cosa abbia risposto lui, ma hanno scritto anche a me e io no ho mai risposto. Non voglio incolpare i genitori di Filippo e credo non voglia farlo nemmeno Gino, spero che il loro sia un tentativo di avvicinamento dettato da un sincero strazio e non un modo per tentare di difendere l’indifendibile per alleggerire la posizione del loro figlio”.

Quindi conclude: “Il perdono arriverà nel momento in cui non tenteranno di portare Filippo fuori dal carcere o comunque di non fargli scontare la pena che gli spetta. Devono appoggiare al 100% la nostra famiglia, solo in quel caso potremo parlare di perdono”.