La notte tra la domenica di Pasqua e il lunedì dell’Angelo si è trasformata in un momento di profondo dolore per la comunità cattolica mondiale. Papa Francesco è morto questa mattina, alle 7.35, come annunciato dal cardinale Kevin Farrell in una nota ufficiale del Vaticano: “Questa mattina alle 7.35 il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre”. La notizia è giunta come un fulmine a ciel sereno, dopo una giornata in cui il Pontefice era apparso in pubblico, sereno e sorridente, affacciato dalla Loggia centrale di San Pietro per impartire la tradizionale benedizione Urbi et Orbi.
Secondo le prime ricostruzioni, Jorge Mario Bergoglio avrebbe trascorso una serata tranquilla, cenando regolarmente e riposando durante la notte. Ma intorno alle cinque del mattino una grave crisi respiratoria lo avrebbe colpito all’improvviso. Il Papa avrebbe chiesto aiuto, gridando: “Non respiro, non respiro”, ma ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile. Il Pontefice, che a metà febbraio era stato ricoverato per una polmonite bilaterale e dimesso dopo più di un mese di degenza, era apparso visibilmente provato nelle ultime settimane, ma la sua partecipazione ai riti pasquali aveva rassicurato molti fedeli.

Papa Francesco morto, le ultime ore di vita poi la crisi
Solo ieri, Francesco aveva celebrato la Santa Messa di Pasqua in una piazza San Pietro gremita di pellegrini e aveva rivolto un toccante messaggio al mondo. Nel suo discorso, aveva condannato con fermezza i conflitti che insanguinano il pianeta, denunciando la “volontà di morte” che si manifesta in tante guerre e rivolgendosi con parole accorate a favore degli ultimi: “I più deboli, gli emarginati, i migranti”, aveva detto, “sono spesso vittime di disprezzo e indifferenza”. Ha poi parlato della violenza domestica, un tema che gli era sempre stato caro: “Quanta violenza vediamo spesso anche nelle famiglie, nei confronti delle donne e dei bambini”.

Uno dei passaggi più sentiti del suo intervento era stato un appello alla pace e al disarmo: “Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo”, aveva implorato, con la voce affaticata ma decisa. E infine, come a voler lanciare un ultimo messaggio di speranza, aveva aggiunto: “Vorrei che tornassimo a sperare che la pace è possibile!”. Nessuno tra i presenti poteva immaginare che quelle parole sarebbero state le ultime pubbliche del Pontefice.
La sua scomparsa ha gettato nello sconforto milioni di fedeli in tutto il mondo. L’eco delle sue parole pasquali, cariche di dolore ma anche di fede incrollabile, risuona oggi come un testamento spirituale. Papa Francesco lascia un’impronta profonda nella storia della Chiesa e dell’umanità, per il suo coraggio pastorale, per l’instancabile attenzione agli ultimi e per aver cercato, fino all’ultimo respiro, di costruire ponti di pace.


