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“Rischia grosso”. Jannik Sinner, ancora guai: dopo il ritiro con Alcaraz un’altra tegola

  • Sport

Il malessere accusato da Jannik Sinner nella semifinale di Cincinnati contro Carlos Alcaraz resta ancora un tema centrale alla vigilia dello US Open. L’azzurro, costretto al ritiro in un match attesissimo, ha mostrato segni di forte debilitazione che hanno fatto temere una ricaduta sul prosieguo della stagione. Le immagini del suo improvviso calo fisico hanno fatto il giro del mondo, sollevando interrogativi sul reale stato di salute del numero 1 italiano.

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Lo stesso Darren Cahill, coach di Sinner, ha parlato di un virus che avrebbe messo ko il suo giocatore, precisando però che nelle ore successive il 24enne è apparso in miglioramento. La speranza è che il problema si risolva rapidamente, perché il torneo americano, con le sue condizioni climatiche estreme e la formula al meglio dei cinque set, non perdona chi non si presenta al massimo della forma.


Sinner, cosa succede al campione

A commentare la situazione è intervenuto anche Ivan Ljubicic, ex numero 3 del mondo e allenatore di Roger Federer, che non ha nascosto la sua preoccupazione. “Dipende da quanto dura — ha spiegato — Se recupera in due o tre giorni, non ci sarà nessun contraccolpo. Se invece deve stare a riposo per tutta la settimana, allora diventa complicato ritrovare la forma necessaria per vincere uno Slam. Anche se nei primi turni Jannik avrà avversari più abbordabili, la distanza dei tre set su cinque, il caldo e l’umidità di Flushing Meadows potrebbero fargli perdere tante energie”.

L’ex tennista croato ha poi acceso i riflettori sulla possibile sfida con Alcaraz, quella che tutti attendono dopo la finale mancata in Ohio. “Non contando Cincinnati, Alcaraz è avanti 5-2 sul cemento — ha ricordato Ljubicic — Ma il miglior Sinner si esprime su questa superficie. Tutto considerato, partirebbero alla pari. Di certo sono nettamente davanti a tutti gli altri: mi sorprenderebbe se non arrivassero in fondo, col punto interrogativo della salute di Jannik”.

In attesa del sorteggio del tabellone, Ljubicic ha sottolineato anche l’importanza dell’approccio tecnico: “A Wimbledon Sinner ha spinto sul dritto di Alcaraz: sull’erba funziona, sulla terra no. A New York i campi sono veloci: bisogna muoversi bene ed essere al 110%. È un torneo che richiede molto e impone un tennis aggressivo. Le smorzate e il top spin di Alcaraz pagano un po’ meno, il servizio sarà fondamentale”.

Quanto agli outsider, l’ex coach ha fatto i nomi di Fritz, Zverev e Djokovic come possibili mine vaganti, ma ha ribadito la sua convinzione che la finale possa avere nuovamente i volti di Sinner e Alcaraz. Infine, un pensiero sul percorso dell’altoatesino: “Il suo corpo non è fragile, ha solo avuto episodi sfortunati. E sul servizio, che resta il colpo meno naturale, ha fatto progressi enormi. Non gli manca niente per stare al vertice”.


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