La sua voce è stata la colonna sonora di tante domeniche sportive targate Rai, un faro per chi viveva di calcio e di emozioni trasmesse via etere. Oggi, quel timbro inconfondibile è minacciato da una forza silenziosa e insidiosa. Ma chi si nasconde dietro quella voce che ha attraversato generazioni e stadi? Dietro il microfono un uomo che da sei anni combatte una battaglia personale contro la malattia. Non si tratta di una semplice storia di malattia, ma di coraggio e resistenza.
“Ogni giorno è un giorno guadagnato“, confessa Dotto con una serenità che solo l’accettazione può regalare. Lontano dai microfoni, la sua vita scorre tra letture, musica e l’abbraccio caloroso della sua famiglia. La sua voce è ancora lì, ma il corpo non risponde più come un tempo. È un viaggio interiore che affronta con la stessa passione che metteva nel raccontare le sfide sportive.

Rai, la battaglia silenziosa del conduttore
Il volto che ha dato anima a Tutto il calcio minuto per minuto oggi si racconta con una sincerità disarmante. “Un mese dopo la pensione, la diagnosi: sclerosi multipla progressiva. Avevo 67 anni e sei mesi”, rivela Emanuele Dotto, che ora, a 73 anni, vive a Genova con l’amore incondizionato della moglie Marina e della figlia Emanuela. “Il corpo va dove vuole, ma mente e memoria restano saldi”, aggiunge, mostrando una forza d’animo che commuove.

In un’intervista a La Repubblica, Dotto svela il suo nuovo quotidiano con la sclerosi multipla progressiva : giornate in carrozzina, immerse tra libri e musica. “Sopravvivo”, dice con malinconia, ma senza mai cadere nel patetico. Le sue parole sono un inno alla resilienza, un invito a guardare oltre le avversità con profondità e ironia. Dotto, che ha iniziato la sua carriera nel giornalismo scritto, è stato testimone di momenti storici come l’omicidio del giudice Francesco Coco. La sua vera consacrazione è però avvenuta in radio, dove ha raccontato decenni di sport, da Formula Uno a Olimpiadi, da Tour de France a Giri d’Italia. “Ho visto, ho guardato, ho raccontato, mi sono divertito“, riflette con nostalgia, ricordando le sue cronache dal vivo.

Tra i suoi maestri, Dotto cita con affetto figure come Roberto Bortoluzzi e Enrico Ameri, dai quali ha appreso il valore della precisione e della passione. L’eredità di questi insegnamenti si riflette oggi nella sua lotta quotidiana, affrontata con la stessa compostezza che lo ha reso una leggenda del giornalismo sportivo italiano. Il viaggio di Emanuele Dotto è una storia di umanità e di determinazione. Anche ora che la sua voce non risuona più nelle case degli italiani, continua a ispirare con il suo messaggio di forza e autenticità. È un racconto che ci ricorda che, nonostante il dolore, è possibile rimanere fedeli a se stessi e affrontare ogni sfida con dignità.


