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“Noi ce ne andiamo di qua”. Colpo di scena a Milano Cortina, la nazionale lascia il Villaggio olimpico

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Il Villaggio Olimpico rappresenta da sempre il cuore pulsante dei Giochi: un luogo dove atleti di discipline diverse si incontrano tra una mensa e un selfie improbabile, respirando quell’atmosfera da campus globale che dura solo poche settimane. Tuttavia, per un team che si trova a Milano-Cortina 2026, il fulcro della preparazione non coincide necessariamente con la vita comune del Villaggio. Dopo le prime notti, la squadra ha infatti scelto di trasferirsi in un hotel a cinque stelle, una decisione che ha immediatamente sollevato curiosità e dibattito tra tifosi e osservatori, ma che i protagonisti stessi hanno spiegato con pragmatismo: l’obiettivo è puntare all’oro.

La nazionale in questione aveva inizialmente previsto di alloggiare nel Villaggio Olimpico, ma poi ha optato per una struttura alberghiera privata, la cui localizzazione non è stata resa nota. Il portiere Logan Thompson ha chiarito subito le motivazioni del gruppo: “Non lo stiamo facendo per offendere o qualcosa del genere. Vogliamo vincere l’oro e vogliamo darci la migliore opportunità possibile per farlo”. Nessun gesto di snobismo, quindi, ma una scelta strategica per ottimizzare la preparazione atletica e mentale in vista delle partite.

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Villaggio Olimpico


Olimpiadi invernali, un team rinuncia al villaggio olimpico: “Andiamo in hotel a 5 stelle”

Sulla stessa linea anche il compagno di squadra del team Canada di hockey maschile, Darcy Kuemper: “Qualunque cosa faremo, la faremo come squadra. Prenderemo la decisione che riteniamo ci dia le migliori possibilità di vincere”. Il messaggio è chiaro: ogni dettaglio conta quando si punta a salire sul gradino più alto del podio. Doug Armstrong, general manager della squadra, ha poi ridimensionato le polemiche, spiegando che simili spostamenti non rappresentano una novità: “Penso che questa cosa abbia preso vita propria. Non è diverso dai tornei che abbiamo affrontato in passato. Volevamo semplicemente dare ai nostri giocatori l’opzione di stare dove si sentono più a loro agio per prepararsi alle partite”. Armstrong ha ricordato precedenti analoghi durante le Olimpiadi di Vancouver 2010 e Sochi 2014, sottolineando come si tratti di una pratica già consolidata.

Villaggio Olimpico

Nonostante il trasferimento, i giocatori manterranno comunque un piede nel Villaggio Olimpico, continuando a vivere l’esperienza tipica dei Giochi. Thompson, 28 anni, ha spiegato: “Continuerò comunque ad andare al Villaggio, facendo avanti e indietro. Vuoi vivere quell’esperienza. È bello incontrare altri atleti e voglio poterlo fare, così come assistere ad altri eventi olimpici”. La scelta, quindi, non cancella il lato sociale e l’atmosfera unica del Villaggio: l’obiettivo resta conciliare concentrazione e preparazione con la possibilità di immergersi nello spirito olimpico.

Tra i nomi più osservati ci sono icone mondiali come Sidney Crosby, capitano dei Pittsburgh Penguins, e Connor McDavid, capitano degli Edmonton Oilers. La loro presenza cattura inevitabilmente l’attenzione degli altri atleti e dei media. Thompson ha raccontato: “Vedi tutti che li fissano, perché sono delle superstar. È bello vedere come gli altri Paesi li notino e come tutti vogliano avvicinarsi per salutare Crosby, McDavid e gli altri”. Non sorprende: Crosby guadagna in NHL circa 8,7 milioni di dollari a stagione, mentre McDavid supera i 12 milioni annui, a cui si aggiungono consistenti contratti pubblicitari. In Canada sono più che semplici atleti: sono simboli nazionali. Anche portieri come Thompson e Kuemper, con stipendi milionari nel campionato nordamericano, sono abituati a standard altissimi in termini di strutture, staff e routine di allenamento, elementi che giustificano la scelta di una base lontana dal Villaggio per massimizzare le chance di successo.


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