C’è chi vince e c’è chi entra nella storia. E poi c’è chi lo fa davanti al proprio pubblico, sotto i riflettori di un’Olimpiade di casa, in un clima che definire teso è quasi un eufemismo. A Milano-Cortina 2026 Arianna Fontana ha scritto una pagina che va oltre il cronometro e oltre il podio, trasformando una finale dei 500 metri di short track in un capitolo indelebile dello sport italiano.
La gara è stata di quelle che tolgono il fiato. Ritmo altissimo, contatti sfiorati, traiettorie millimetriche. In pista la favorita era l’olandese Xandra Velzeboer, considerata sulla carta la più forte in circolazione. E infatti è stata lei a prendersi l’oro, pattinando con una sicurezza quasi spavalda. Ma dietro di lei, a resistere e a respingere ogni assalto, c’era un’azzurra che ha trasformato l’argento in qualcosa di molto più grande di una semplice medaglia.
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Arianna Fontana, l’argento ma poi lo sfregio sotto il podio
Perché quel secondo posto nei 500 metri significa 13 medaglie olimpiche. Un record assoluto per lo sport italiano, eguagliando la leggenda della scherma Edoardo Mangiarotti. Un traguardo che consegna Arianna Fontana alla storia, non solo come regina dello short track, ma come icona trasversale capace di attraversare generazioni e discipline. E lei lo dice senza mezzi termini: “E non finisce qui”.
Il clima, però, racconta un’altra storia. Sotto il podio, giovedì sera, non c’era nessuno dei compagni di squadra ad abbracciarla. Nessuna festa collettiva, nessun coro azzurro. Una separata in casa, nel palcoscenico più grande possibile. E tutto questo in mondovisione, davanti al pubblico italiano accorso alla Milano Ice Skating Arena di Assago per sostenere gli azzurri.

A rendere l’atmosfera ancora più elettrica sono state le parole di Pietro Sighel, oro nella staffetta mista, che dopo il trionfo aveva attaccato duramente la compagna: “Chi la conosce? Si allena all’estero, non siamo una squadra”. Frasi pesanti, che hanno scatenato polemiche feroci e acceso il dibattito sul senso di gruppo all’interno della nazionale.
Lei, almeno in apparenza, fa spallucce. “Casco dal pero”, ha replicato a chi le chiedeva conto di quelle dichiarazioni. Poi ha aggiunto: “Andrò a leggermela e poi se merita una risposta, risponderò”. Parole misurate, quasi fredde, che tradiscono però la volontà di restare concentrata sull’obiettivo. Perché la sua Olimpiade non è finita.

FONTANA ARGENTO DA RECORD!
— Eurosport IT (@Eurosport_IT) February 12, 2026
Arianna sale sul secondo gradino del podio con una prestazione pazzesca nei 500 metri femminili e arriva a quota 13 medaglie alle Olimpiadi. INFINITA pic.twitter.com/zm3jwGTNyx
Davanti al pubblico di casa, Fontana ha trovato comunque energia. “Ogni volta che entro in pista il pubblico di Assago mi dà una grandissima carica. Oggi era incredibile, anche se – aggiunge riguardo alla Milano Ice Skating Arena – era più per olandesi che per italiani. Comunque i miei si sono fatti sentire e gli olandesi apprezzano tutta la mia carriera e mi hanno applaudita“. Un riconoscimento che va oltre i colori della bandiera.
Sulla finale, nessun rimpianto. “La Velzeboer era veramente on fire e sono davvero contenta per lei, si merita questa medaglia. In finale mi dispiace che non sono riuscita a stare con lei, ho sfruttato l’esperienza con le tracce per tenere a bada le altre avversarie che sentivo puntare dietro di me. Sono davvero contenta di aver attraversato il traguardo per seconda. Adesso mi godrò questo momento e domani reset completo, perché abbiamo di nuovo dopodomani la semifinale di staffetta femminile, che non è semplicissima. Dobbiamo essere tutte sul pezzo perché tutte vogliamo essere in finale per poterci giocare poi un posto sul podio”.
E il bello, forse, deve ancora venire. Perché oltre alla staffetta femminile, restano i 1.000 e i 1.500 metri. Tre occasioni per allungare ancora quel record, per trasformare una storia già leggendaria in un racconto irripetibile. In isolamento o meno, tra applausi stranieri e silenzi azzurri, Arianna Fontana è ancora lì. Sola contro tutti. Ma con la storia dalla sua parte.


