Una notte trascorsa nel reparto protetto del carcere di San Vittore, sotto stretta sorveglianza degli agenti penitenziari, in attesa di essere interrogato e di fornire la sua versione su quanto accaduto nelle prime ore di sabato scorso a Senago. È qui che si trova Gabriele Popovici, il diciottenne arrestato dopo il drammatico incidente costato la vita a tre giovani.
Nelle prossime ore il ragazzo, assistito dall’avvocata Martina Isella, sarà chiamato a ricostruire nel dettaglio le fasi che hanno preceduto la tragedia. Gli inquirenti vogliono chiarire diversi aspetti: dal consumo di alcol prima di mettersi alla guida, con un tasso alcolemico accertato pari a 1,61 grammi per litro, fino alla decisione di affrontare il viaggio di ritorno con nove persone stipate all’interno di un’Audi A2.

Incidente Senago, il racconto dei sopravvissuti
Un altro elemento al centro delle indagini riguarda la velocità mantenuta lungo il tragitto. Secondo i primi accertamenti, l’auto avrebbe proseguito la sua corsa senza rallentare in corrispondenza di una curva verso sinistra, finendo nel canale Villoresi senza lasciare sull’asfalto alcun segno di frenata. Quando i vigili del fuoco hanno recuperato la vettura dall’acqua, il cambio risultava ancora inserito in quinta marcia.
Nel frattempo il pubblico ministero Rosario Ferracane ha raccolto le testimonianze dei cinque giovani sopravvissuti. Dai loro racconti emergono particolari molto simili, soprattutto riguardo alla preoccupazione crescente per l’andatura della vettura poco prima dello schianto. “Più volte veniva detto a Popovici di rallentare sino a quando, giunti a una curva stretta, andava dritto e finivamo con l’auto ribaltata nel canale”, ha raccontato ai carabinieri della compagnia di Rho la giovane I.C.

Anche A.L., che viaggiava seduta sulle ginocchia di Lorenzo Benin nei sedili posteriori, ha descritto gli istanti che hanno preceduto l’impatto: “Ad un certo punto ho capito che qualcosa non andava e per paura ho chiuso gli occhi. Ricordo solo di essermi ritrovata nel canale a bordo dell’auto. Avendo il finestrino aperto sono riuscita ad uscire e, con fatica, a mettermi in salvo”.
Un racconto analogo arriva da R.Z., che ha riferito agli investigatori: “Popovici andava piano essendo in nove in macchina. Ad un certo punto decideva di accelerare, subito tutti gli abbiamo detto di rallentare altrimenti saremmo scesi dall’auto. Non abbiamo fatto in tempo, quasi, a finire la frase che siamo finiti con l’auto nel canale. Non ricordo bene la dinamica, ricordo solo il vuoto dell’auto durante il salto e che siamo finiti con il tetto dell’auto in acqua. Ricordo di aver trattenuto il respiro e di aver spinto fuori dal finestrino, che fortunatamente era aperto”.
Tra i sopravvissuti c’è anche A.P., seduto sul lato anteriore della vettura con sulle gambe Riccardo Provasi, che in quel momento teneva il telefono con il navigatore acceso. Il giovane ha perso la vita sul colpo a causa del violento impatto contro il parabrezza. “Giunti su una strada stretta, Popovici iniziava ad accelerare senza motivo. Tutti subito ci siamo lamentati dicendogli di rallentare ma non abbiamo neanche finito di dirglielo che la macchina ha perso stabilità, ho sentito un senso di vuoto, e ci siamo ritrovati ribaltati nel canale pieno d’acqua. La macchina, essendo con tutti i finestrini abbassati, si è subito riempita d’acqua. Avevo davanti a me Riccardo e ad un certo punto non ho più sentito la sua presenza riuscendo quindi ad uscire dal veicolo”, ha dichiarato.

Dopo l’impatto si sono vissuti attimi di puro terrore. “Ho nuotato cercando di raggiungere la sponda dove mi aggrappavo ai rami per poi salire”, ha raccontato ancora I.C., precisando che “una volta su non ho visto più niente”. Anche G.C. ha ricordato i disperati tentativi di salvarsi: “Sono riuscito ad uscire, aiutando anche Alessandro e Riccardo a riemergere. Inizialmente ci siamo aggrappati all’auto e poi, con difficoltà, a raggiungere una sponda del canale”.
Resta ancora da chiarire perché i ragazzi abbiano deciso di rientrare tutti insieme a bordo della stessa auto. Secondo quanto riferito da A.L., “Dovevano esserci due macchine per il ritorno, ma essendone saltata una e non essendoci altro modo per ritornare a casa, decidevamo di tornare a casa tutti insieme”. Una parte del gruppo era arrivata accompagnata dai genitori di R.Z., mentre gli altri avevano raggiunto il luogo dell’incontro proprio con l’Audi guidata da Popovici.
Dopo l’incidente, stando alle testimonianze raccolte dagli investigatori, il diciottenne avrebbe cercato di prestare soccorso agli amici rimasti intrappolati nell’acqua. Alcuni presenti hanno riferito che “si avvicinava alla sponda e dopo qualche minuto ritornava all’auto per verificare se ci fosse ancora qualcuno. Da lì tirava fuori Camilla che era priva di sensi”. Una circostanza confermata anche da R.Z.: “Gabriele cercava di aiutare Camilla, tirandola su e cercava di farla salire sull’auto vicino ad A., ma Camilla era incosciente. Continuavamo a chiedere aiuto sino a quando dei passanti non si sono fermati per prestarci soccorso”.
Per tre dei ragazzi coinvolti nello schianto, tuttavia, non c’è stato nulla da fare. Ogni tentativo di soccorso si è rivelato vano, trasformando una serata tra amici in una delle tragedie più drammatiche degli ultimi mesi nel Milanese.


