
Ci sono addii che non restano chiusi dentro una famiglia. Escono dalle case, attraversano le strade, arrivano nelle piazze e nelle chiese, e mettono insieme persone che magari non si vedevano da tempo. In quei momenti si capisce davvero cosa significa “comunità”: non una parola, ma una presenza. E un silenzio che pesa.
È successo così anche stavolta, con un dolore che in pochi giorni ha legato due territori diversi, due paesi che si sono ritrovati a condividere lo stesso nodo in gola. Un saluto partecipato, stretto, pieno di volti e di lacrime. E un pensiero ripetuto più volte, come se servisse per reggersi in piedi.
Due comunità, lo stesso lutto
Nei giorni scorsi è morta Valentina Musca, 38 anni, originaria di Ravenna. Lavorava come farmacista a Longarone e viveva in Val di Zoldo con il marito Virgilio e i figli Tommaso e Filippo, “Tommy e Filo”. Se n’è andata a causa di una grave malattia.
Quando una persona è così giovane, il dolore sembra fare più rumore. Eppure, in chiesa, spesso arriva prima il silenzio: quello di chi non sa da dove cominciare, di chi guarda una famiglia e vorrebbe solo poter togliere un po’ di peso. Attorno a loro, una valle intera si è stretta, come succede quando il legame è reale.
Quelle frasi che hanno toccato tutti
Nell’omelia, il parroco ha scelto parole che non sono scivolate via. Anzi, hanno colpito dritte. “Nel suo ultimo tratto di strada, Valentina ha insegnato ciò che di più taciuto e politicamente scorretto ci sia in questo mondo impazzito: che alla morte ci si prepara”, ha detto.
Un passaggio difficile da ascoltare, eppure vero per chi in questi anni l’ha vista affrontare la malattia. “Certo nessuno sa della propria, né dove, né come, né quando, ma è pensare ad essa e curare quel momento la cifra più importante che dà senso a quanto abbiamo compiuto nella nostra esistenza”, ha aggiunto, in un clima di commozione palpabile.
“Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”
Il sacerdote ha richiamato un brano del Vangelo ripetendolo più volte, quasi fosse un appiglio: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”. E da lì ha costruito il ritratto di una donna che, a detta di chi l’ha conosciuta, aveva scelto con decisione dove mettere radici.
“Valentina ha posto il suo cuore in questa valle”, ha ricordato, parlando di un luogo bellissimo ma non sempre facile, di giornate fatte di lavoro, relazioni, impegno e quotidianità. Un modo per dire che la sua presenza non era “di passaggio”, ma piena, concreta, riconoscibile.
La famiglia al centro, e una promessa che resta
Nel cuore del racconto, inevitabilmente, c’è la famiglia. Il marito, che proprio in quella chiesa undici anni fa, in questi stessi giorni, prometteva di starle accanto “fino alla fine dei giorni”. E poi i figli, Tommaso e Filippo, che adesso si affacciano alla vita con l’assenza più dura da accettare.
“E qui il suo cuore ha trovato il suo tesoro”, ha detto il parroco, tratteggiando con delicatezza i legami più intimi. E attorno a loro una grande famiglia, nel senso più ampio: parenti, amici, colleghi, persone della valle e di Longarone unite da un affetto che, in giorni così, diventa quasi fisico.
Alla fine, l’invito non è stato quello di “farsi forza” con frasi di circostanza, ma di non lasciare che tutto si chiuda nel rimpianto. “Non permettiamo che il nostro radunarci sia solo all’insegna del cieco rimpianto”, ha ricordato. Un commiato che “manifesti l’amore e confermi la speranza”, con la promessa, un giorno, di potersi riabbracciare.


