draghi dimissioni indiscrezione

“Dimissioni lampo”. Mario Draghi, l’indiscrezione dal Palazzo. E spuntano due nomi

C’è chi stravede per lui, praticamente tutti. E chi invece è convinto che così non si possa andare avanti. D’altra parte la democrazia è anche questa: ognuno è libero di dire quello che pensa e, periodicamente, fa valere la sua opinione nella cabina elettorale. Ora per l’Italia si sta avvicinando un periodo particolarmente importante. Ai primi di gennaio dell’anno nuovo, il 2022, il Belpaese avrà un nuovo Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella è infatti arrivato al termine dei suoi sette anni di mandato.

Da settimane si parla del fatto che ad avere i voti per poter salire al Colle ci sarebbe lui, Silvio Berlusconi. E Mario Draghi? Beh, l’attuale Presidente del Consiglio deve prima portare a termine il delicato compito che gli è stato assegnato dallo stesso Sergio Mattarella. Ovvero ‘salvare’ il paese in questa difficile situazione e far planare sull’Italia soldi, tanti soldi. Sono gli oltre 222 miliardi del Piano di Ripresa e Resilienza, detto Pnrr. Soldi che ovviamente fanno ‘gola’ a molti. Adesso, però, la situazione cambia drasticamente.

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In questo periodo Mario Draghi e il suo sottosegretario di fiducia Roberto Garofoli sta visitando le regioni per dare un sostegno concreto alla realizzazione del Piano di Ripresa e Resilienza. Solo che, come scrive Libero, da una fonte che resta anonima, un “osservatore dem”, arriva la bomba: “Se parli con qualcuno di loro, ti dicono che si deve chiudere tutto entro il 2021. Parlano come se il loro compito finisse il 31 dicembre”.


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Insomma, sembra che a Palazzo Chigi la missione di Draghi debba considerarsi conclusa con la manovra. Il Pnrr è ormai impostato e l’obiettivo è quello, ormai chiaro, di chiudere tutti i progetti entro la fine dell’anno. Per, almeno, i prossimi due anni la politica economica dell’Italia è cosa fatta. Anche perché la campagna vaccinale ha raggiunto un’ottima copertura e i dati della crescita sono addirittura migliori del previsto (sì, ma non diciamolo troppo forte, per carità, ndr).

Ma cosa succederebbe se Mario Draghi desse davvero le dimissioni? Beh, la situazione sarebbe un tantino complicata. Il costituzionalista Michele Ainis lo ha spiegato a Repubblica poco tempo fa. Se Draghi venisse eletto al Quirinale , vista l’incompatibilità delle due cariche, dovrebbe dimettersi. Solitamente, in questi casi, si aprirebbe una crisi di governo il quale resterebbe in carica per il “disbrigo degli affari correnti”, cioè l’ordinaria amministrazione. Ma nel caso in questione Draghi non potrebbe farlo e dunque, come dice Ainis: “scivolerà in un limbo: non più presidente del Consiglio, non ancora presidente della Repubblica”. Una volta lasciato il governo Draghi darebbe a un altro (Daniele Franco o Marta Cartabia) l’incarico di formarne uno nuovo.

E i partiti cosa dicono? Beh, nel centrodestra la Lega non è d’accordo, ma neppure M5S e Pd vedono di buon occhio le dimissioni di Mario Draghi. Insomma, siamo alle solite. A chi, come dalla Germania, chiede come mai l’Italia non riesca ad avere governi stabili si può rispondere soltanto così: “Ah, saperlo!”.