Vai al contenuto
Questo sito contribuisce alla audience di

“Quelle chiamate da Mattarella!”. Choc Meloni, sul tema caro agli italiani salta tutto

  • Politica

Ore di silenzio, telefoni che squillano senza sosta, nervi tesi nei corridoi del potere. A Roma, tra Palazzo Chigi e il Quirinale, si è consumata una notte che in molti definiscono di vero e proprio choc politico. Una partita delicatissima, giocata mentre l’Italia guardava altrove.

La scena è quella della manovra di bilancio, con la maggioranza in affanno e il rischio di una frattura interna che, raccontano fonti di governo, ha sfiorato i contorni della crisi di governo. Il punto più caldo? Ancora una volta le pensioni, tema esplosivo per la Lega e terreno minato per la premier Giorgia Meloni.

matarella meloni telefonate salta tutto


Tempesta sulla manovra, nervi a fior di pelle

Mentre a Bruxelles Meloni è impegnata in incontri internazionali, a Roma la tensione sale minuto dopo minuto. Al Ministero dell’Economia Giancarlo Giorgetti è sotto pressione, diviso tra i conti che non tornano e una Lega sempre più nervosa sulle misure previdenziali e sulle coperture.

matarella meloni telefonate salta tutto

Nei palazzi si racconta di ore convulse, con la maggioranza spaccata tra chi vuole forzare la mano e chi teme il disastro. L’idea che prende corpo è quella di un decreto d’urgenza sulle pensioni, un provvedimento ad hoc per stralciare le norme più contestate dalla legge di bilancio e provare a calmare il Carroccio.

Il “piano B” sembra fatto: decreto separato, strappo ricucito e manovra che procede. Ma è qui che, dietro le quinte, si apre quello che nei retroscena viene definito uno psicodramma politico. La premier, raccontano, è di fatto irraggiungibile, impegnata all’estero, e a muoversi in prima linea sono i suoi uomini a Roma.

In queste ore entra in scena il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. È lui ad avviare una vera catena di telefonate: con gli alleati, con i tecnici, con gli uomini chiave di Palazzo Chigi. L’obiettivo è uno solo: trovare una soluzione lampo che eviti il rischio estremo, quello delle dimissioni di Giorgetti, ipotesi che nel giro di pochi minuti fa tremare la maggioranza.

Ma il percorso del decreto si scontra contro un muro che nessuno può permettersi di ignorare: quello del Quirinale. Dal Colle, spiegano fonti qualificate, arriva un segnale chiaro. I contatti sono informali, i toni vengono descritti come “collaborativi”, ma il messaggio che filtra è netto.

Gli uffici giuridici della Presidenza della Repubblica avvertono: un decreto di bilancio in quella fase, con la Finanziaria ancora aperta, è considerato inopportuno e potenzialmente incostituzionale. Il rischio evocato è pesante: ricorsi, conflitti istituzionali, un precedente pericoloso che potrebbe persino mettere in discussione l’intera architettura della manovra e aprire un fronte con la Consulta.

Ufficialmente, dal Colle si minimizza, nessuno vuole alimentare lo scontro frontale. Ma in Parlamento circola una convinzione diffusa: il tema non è rimasto solo sui tavoli tecnici. Se ne sarebbe parlato anche in colloqui riservati tra Sergio Mattarella, Giorgia Meloni e i leader della maggioranza, a margine di appuntamenti istituzionali già programmati.

È in queste interlocuzioni, raccontano, che il quadro si chiarisce: quel decreto non s’ha da fare. Il progetto di stralciare le norme più controverse con un provvedimento lampo viene ufficialmente accantonato. La maggioranza è costretta a tornare sui propri passi e a rientrare nel solco del confronto parlamentare, con tutti i rischi e le fatiche del caso.

Archiviata l’ipotesi del decreto, resta il nodo politico da sciogliere. La mediazione sulle pensioni si sposta tutta sulla riscrittura di un nuovo emendamento. Ore di riunioni, bozze che cambiano in continuazione, telefonate incrociate tra ministeri economici, capigruppo di maggioranza e tecnici della Ragioneria.

Quando l’intesa sembra finalmente raggiunta, parte un’altra mossa che molti leggono come un tentativo di ricucitura. È ancora Ciriani a prendere in mano il telefono: questa volta per chiamare i capigruppo dell’opposizione. Ammette, secondo quanto trapela, che la situazione “stava sfuggendo di mano” e sottolinea la fragilità del momento.

Il risultato finale è un punto di caduta che salva, almeno per ora, sia la manovra che gli equilibri del governo. Il decreto sulle pensioni salta, le modifiche rientrano nella legge di bilancio e la maggioranza si ricompatta solo in apparenza, dopo una notte di telefonate tese e scenari da brivido.

Sullo sfondo resta lo sguardo vigile del Quirinale, che ancora una volta ha fatto da argine nelle ore più delicate. Ma tra manovra, pensioni e rapporti interni alla coalizione, la sensazione nei palazzi è che questa sia stata solo una delle tante notti calde destinate ad accompagnare il cammino del governo Meloni nei prossimi mesi.

“Guardateli”. Elly Schlein e Giuseppe Conte beccati in aula alla Camera così


Caffeina Logo Footer

Caffeina Magazine (Caffeina) è una testata giornalistica online.
Email: [email protected]

facebook instagram pinterest
powered by Romiltec

©Caffeina Media s.r.l. 2026 | Registrazione al Tribunale di Roma n. 45/2018 | P. IVA: 13524951004


Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure