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“Cosa volevano fare”. Crans Montana, la scoperta sui titolari de Le Constellation: “Conseguenze sarebbero state peggiori”

  • Italia

I coniugi Moretti restano a piede libero nonostante la strage avvenuta nel loro locale a Crans-Montana e, almeno per ora, non ci sarà alcun arresto. È una decisione che pesa come un macigno sull’inchiesta e sull’opinione pubblica, ma che la magistratura del Canton Vallese ha messo nero su bianco chiarendo le proprie valutazioni sul piano giuridico. A confermarlo è stata la procuratrice generale Béatrice Pilloud, spiegando perché, allo stato attuale, non sussistono i presupposti per una misura cautelare.

Secondo quanto indicato ufficialmente, infatti, “non vi è alcun sospetto che gli indagati intendano eludere il procedimento penale o la pena prevista tramite la fuga”. Una motivazione che esclude il rischio di sottrazione alla giustizia e che si accompagna a un’ulteriore precisazione: “Gli altri criteri, ovvero il rischio di recidiva o collusione, non vengono presi in considerazione”. Elementi che, nel diritto svizzero, risultano determinanti per giustificare un arresto preventivo e che in questo caso, secondo la procura, non sarebbero presenti.

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Crans Montana Proprietari


Strage Crans-Montana, la scoperta sui proprietari: “Cosa volevano fare nel locale”

Mentre sul piano giudiziario la posizione di Jessica e Jacques Moretti rimane dunque quella di persone indagate ma libere, emergono nuovi dettagli sul contesto in cui si è consumata la tragedia di Capodanno. I gestori di Le Constellation, il locale teatro del rogo, avevano infatti manifestato l’intenzione di ampliare la capienza del bar. Alla fine del 2025 avevano inoltrato una richiesta di permesso per ingrandire la veranda coperta, un intervento che avrebbe consentito di accogliere un numero maggiore di clienti e che prevedeva anche la soppressione di una porta, come riportato dalla Radiotelevisione svizzera Romanda RTS.

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Un mese prima della tragedia, si legge sul sito della RTS, il gestore del bar Le Constellation aveva presentato una domanda di autorizzazione edilizia per il locale “per ampliare la veranda coperta al fine di accogliere ancora più clienti. Voleva anche rimuovere un’uscita laterale della veranda”, secondo le informazioni diffuse dalla trasmissione della RTS Mise au Point. La domanda di autorizzazione porta la data del 19 dicembre 2025, un dettaglio temporale che oggi assume un significato particolarmente delicato.

Secondo quanto riportano i media svizzeri, “i lavori di ampliamento dovevano iniziare solo nel 2026. Tali modifiche, se introdotte, avrebbero potuto rendere ancora più grave le conseguenze del rogo”. Un’osservazione che sposta l’attenzione non solo su ciò che è accaduto, ma anche su ciò che avrebbe potuto accadere se il progetto fosse stato realizzato, aumentando ulteriormente i rischi in caso di emergenza.

È proprio analizzando la documentazione allegata alla richiesta che emerge uno degli aspetti più critici. Nell’ambito della domanda, aggiunge la RTS, sono “visibili vecchi piani dell’edificio. Si vede in particolare la porta interna del bar. Misura 1,5 metri, con un’apertura non conforme. La porta deve aprirsi nella direzione di fuga, cosa che non figura sul piano. Anche la porta della veranda si apre nella direzione sbagliata, verso l’interno”. Dettagli tecnici che oggi finiscono sotto la lente degli inquirenti e che contribuiscono a delineare un quadro sempre più complesso, mentre i coniugi Moretti restano formalmente liberi in attesa che l’inchiesta faccia piena luce sulle responsabilità legate alla strage.


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