Il silenzio di Mario Venditti, ex procuratore di Pavia, pesa oggi più che mai. È bastata una frase rilasciata a Repubblica per riportare alla ribalta il suo ruolo nel caso che da quasi vent’anni agita l’opinione pubblica: “Al momento su Garlasco non dico niente, non è opportuno. Eventualmente parlerò più avanti, quando ci saranno sviluppi”. Una posizione prudente, ma non priva di significato, considerando che fu proprio lui nel 2017 a chiudere senza ulteriori approfondimenti la pista che portava ad Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi.
Chiara, 26 anni, fu trovata senza vita nella villetta di famiglia a Garlasco nell’agosto del 2007. Da allora, l’unico condannato per il suo omicidio è stato Alberto Stasi, fidanzato della vittima all’epoca dei fatti. Tuttavia, a distanza di quasi diciotto anni, il caso è stato riaperto e nuove indagini hanno riportato sotto i riflettori proprio quel nome, Andrea Sempio, oggi 37enne, già sfiorato dalle indagini ma mai approfondito fino in fondo. Un colpo di scena che ha riacceso interrogativi mai sopiti, gettando ombre sul passato giudiziario della vicenda.
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Garlasco, il pm che archiviò l’indagine su Andrea Sempio pronto a parlare
Venditti, ora in pensione e presidente dal luglio 2023 del casinò di Campione d’Italia, enclave italiana nel Canton Ticino, ha scelto di non commentare l’inchiesta in corso. Una scelta che sembra dettata dalla volontà di non influenzare con parole o valutazioni personali un’indagine che sta prendendo una nuova direzione, molto più complessa di quanto si immaginasse all’epoca dell’archiviazione.

Quella di oggi, martedì 20 maggio, è una data chiave per l’inchiesta. In programma c’è un interrogatorio incrociato che potrebbe rivelarsi decisivo: Andrea Sempio sarà messo a confronto con Alberto Stasi, già condannato ma tornato, almeno indirettamente, al centro dell’attenzione. Resta da capire se l’indagato deciderà di rispondere alle domande della procura o se, come la legge consente, sceglierà il silenzio. “Non lo so ancora”, ha detto il suo avvocato Massimo Lovati, alimentando l’attesa attorno a un nodo giudiziario ancora avvolto da molte incertezze.

Nel frattempo, le indagini proseguono con nuovi accertamenti, dal prelievo del Dna alle ricerche dell’arma del delitto, mai trovata. Il caso Garlasco è tornato a bruciare sotto la cenere, sollevando dubbi, sospetti e una sensazione d’inquietudine che sembra non voler abbandonare né chi lo ha vissuto da vicino, né chi lo osserva con il timore che la verità, ancora una volta, possa sfuggire.


