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“Chi c’era in casa quando Chiara è morta”. Garlasco, indiscrezioni di Fabrizio Corona a Falsissimo

  • Italia

È bastato un nuovo indizio, un audio circolato prima nel sottobosco dell’informazione e poi rilanciato dal settimanale Giallo, per far riemergere dalle nebbie del tempo uno dei casi di cronaca nera più controversi degli ultimi vent’anni: l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Ma la vera sorpresa è che nel mezzo di questa improvvisa riapertura spunta, ancora una volta, il nome di Fabrizio Corona. Ne ha parlato in uno speciale di Falsissimo, il suo format di inchiesto, nel quale ha fatto il nome di Francesco Chiesa Soprani, vecchia conoscenza risalente ai tempi di Vallettopoli, poi diventato manager delle cosiddette “Olgettine” durante il periodo più buio degli scandali a luci rosse che travolsero Silvio Berlusconi.

A detta di Corona, fu proprio Chiesa Soprani a offrirgli anni fa – in vendita – 180 messaggi audio di Paola Cappa, cugina di Chiara Poggi oggi al centro del rinnovato interesse mediatico e investigativo. Lui rifiutò, e ad acquistare e pubblicare quei file fu invece Giallo. Da lì, secondo Corona, sarebbe partito il “telefono senza fili” di titoli, post e scoop che ha contribuito a far riesplodere il caso. E proprio in questa fase, Corona si muove: telefona alla direttrice del settimanale, Albina Perri, la accusa di aver fatto passare per veri contenuti discutibili, chiama Gianluigi Nuzzi che taglia corto, e contatta anche Davide Parenti, autore de Le Iene, per sapere se avessero acquistato il materiale. Parenti nega: “Ce li ha dati gratis”.

Garlasco, nuove scoperte della procura su Andrea Sempio

fabrizio corona garlasco


Garlasco, nuove rivelazioni da Fabrizio Corona

Il punto centrale, però, non sono tanto gli audio quanto ciò che emerge dopo. Corona racconta che un super testimone, le cui rivelazioni sono state riprese da Le Iene, avrebbe portato direttamente alla Procura elementi nuovi e clamorosi. L’uomo sarebbe stato prima dall’avvocato della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, portando “prove sconcertanti” che scagionerebbero Alberto Stasi. Ma, secondo Corona, l’avvocato avrebbe taciuto, temendo che un’eventuale revisione del processo avrebbe obbligato i genitori di Chiara a restituire gli 850mila euro di risarcimento ricevuti da Stasi. “Meglio tenersi i soldi che scoprire il colpevole? Che schifo”, tuona Corona.

Non è tutto. L’inchiesta parallela andrebbe avanti da anni grazie a investigatori privati sostenuti da cittadini comuni. Gli inquirenti ufficiali, secondo quanto riporta Corona, non avrebbero potuto utilizzare quei materiali perché raccolti al di fuori dei canoni legali. “Il procuratore ha capito chi sono i veri colpevoli. Ma le prove, essendo state raccolte fuori dalle regole, non si possono usare in tribunale. Ed è qui che entra in gioco il super testimone: conferma tutto quello che già c’era. E la procura fa bingo”, dice Corona.

Ma il super testimone – di cui non si conosce ancora l’identità – avrebbe confermato ogni dettaglio di quelle indagini. E a quel punto il procuratore Fabio Napoleone, definito da Corona “il Batman della situazione”, avrebbe deciso di intervenire. Non si sarebbe trattato di un colpo di fortuna, ma del frutto di informazioni precise: il martello usato per uccidere Chiara sarebbe stato ritrovato in un canale indicato proprio dal testimone.

Corona rivela poi un dettaglio inedito. Durante una cena a Modena, l’avvocato di Stasi, Terenzis, gli avrebbe confidato che la riapertura del caso era solo questione di tempo, confermando che Andrea Sempio – nome già noto nelle fasi iniziali dell’indagine – sarebbe sotto indagine da almeno cinque anni. Tuttavia, la richiesta di revisione presentata dai legali di Stasi basata proprio su nuovi indizi contro Sempio era stata respinta. “Se le prove ci sono, perché nessuno le guarda?”, si chiede Corona. L’accusa diventa più pesante: due carabinieri coinvolti nelle prime indagini sono oggi in carcere per altri reati. Altri rischiano un processo. L’ombra che si allunga sul caso è quella di un sistema che avrebbe tutelato i veri colpevoli.

Il quadro finale, tracciato sempre da Corona, è da brividi: “In casa di Chiara, quella mattina, c’erano almeno quattro persone. Non solo Stasi. C’erano le sorelle Cappa, una di loro infortunata, e Andrea Sempio“. Sarebbero tutti coinvolti, secondo quanto riferito dal testimone, e proprio la precisione delle sue parole avrebbe convinto la Procura a dare nuova linfa all’inchiesta. Ora si attende la reazione di Sempio: parlerà o sceglierà il silenzio? Fuggirà? Per Corona la risposta è già nelle mani degli inquirenti. Ma se davvero Stasi fosse innocente, se davvero c’è chi ha taciuto per interesse, allora non si tratterebbe solo della riapertura di un caso. Sarebbe l’inizio di una resa dei conti. E a quel punto, la domanda non sarebbe più se Corona ha ragione, ma perché ci sia voluto tanto per ascoltarlo.


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