Doveva essere una di quelle giornate che fanno bene al cuore: aria fresca, silenzio, il passo che si fa leggero tra i sentieri. E invece, nel giro di poche ore, qualcosa di minuscolo e quasi invisibile ha trasformato una semplice escursione in un incubo. Un episodio inizialmente sottovalutato, poi il peggioramento improvviso. La storia arriva dal Bellunese e sta tenendo con il fiato sospeso una comunità intera. Perché a finire in ospedale non è stato un escursionista qualunque, ma un uomo conosciuto e stimato, di quelli che hanno lasciato un segno vero nelle persone, soprattutto tra i ragazzi e nello sport locale.
Tutto, secondo la ricostruzione, sarebbe iniziato dopo il morso di una zecca durante una passeggiata in alta quota. Un dettaglio che può capitare e che spesso si archivia in fretta, specie quando si rientra a casa e sembra andare tutto bene. Ma in questo caso, nelle ore successive, il quadro è cambiato rapidamente. Con il passare del tempo sarebbero comparsi i primi sintomi, fino a un peggioramento che ha fatto scattare l’allarme. Non il classico malessere passeggero: qualcosa di più serio, evidente, che ha messo chi gli era vicino davanti a una scelta immediata.
A trovarlo in condizioni critiche è stato un familiare, che ha chiamato subito il Suem 118. Da lì è partita la corsa contro il tempo verso l’ospedale, con i medici impegnati a capire cosa stesse succedendo e a stabilizzare un paziente descritto in stato di forte alterazione e sofferenza. Nei giorni successivi, però, il quadro clinico si è ulteriormente complicato. E a un certo punto è stato necessario ricorrere al coma farmacologico, una scelta che dice da sola quanto la situazione fosse diventata delicata.

Gli accertamenti hanno portato a individuare l’infezione da Tbe, la cosiddetta encefalite da zecca: una patologia rara, ma potenzialmente molto severa, perché può coinvolgere il sistema nervoso centrale e lasciare strascichi neurologici importanti. Non è un semplice “fastidio” da puntura: in alcuni casi può richiedere cure intensive e tempi lunghi di recupero. È anche per questo che la notizia, nel territorio, ha acceso l’attenzione e la preoccupazione: perché basta davvero poco, a volte, per cambiare tutto. L’uomo ricoverato è un allenatore di basket 70enne di Belluno, molto conosciuto nell’ambiente sportivo locale.
Proprio in questi giorni la sua squadra avrebbe dovuto ritrovarsi per festeggiare la fine della stagione: un momento di gioia che si è trasformato in apprensione e silenzio. La famiglia ha chiesto il massimo riserbo, mentre intorno continuano ad arrivare messaggi di vicinanza da atleti, ex giocatori e persone che lo conoscono da anni. Nelle ultime ore, secondo quanto filtra, sarebbe uscito dalla fase più critica e avrebbe mostrato segnali di risveglio, ma i medici parlano ancora di un contesto delicato e mantengono la prognosi riservata. La situazione resta complessa e in evoluzione. E intanto, in tanti, continuano a ripensare a quella passeggiata iniziata come mille altre, con la stessa domanda che rimbalza tra chat e bacheche: com’è possibile che un istante così piccolo riesca a fare così tanta paura?


