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Matteo Messina Denaro, l’altra scoperta sulla latitanza. Ecco il secondo bunker

  • Italia

Matteo Messina Denaro è stato catturato a Palermo dopo 30 anni di latitanza. Si trovava in una clinica per curare un tumore al colon di cui soffre da tempo. Finisce così la vita da fantasma del boss di Castelvetrano: ora si trova rinchiuso all’interno del supercarcere dell’Aquila dove sta trascorrendo questi primi giorni dopo l’arresto nel capoluogo siciliano. Come scrive l’agenzia Ansa, Messina Denaro ha già fatto la sua prima ora d’aria, si è organizzato la cella ed è molto attivo, mostrandosi sempre sorridente con il personale che incrocia nel carcere, secondo quanto trapela da indiscrezioni.

“Il suo sarebbe un comportamento anomalo rispetto a come si comportano di solito i detenuti al 41 bis”. A quanto si apprende da fonti informate, le sedute di chemioterapia potrebbero essere disposte in massima sicurezza in una struttura all’esterno del carcere. Nelle ore immediatamente successive all’arresto è stato individuato il primo covo di Matteo Messina Denaro: si tratta di un appartamento a Campobello di Mazara in vicolo San Vito dove il boss ha trascorso l’ultimo anno della sua latitanza.

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Matteo Messina Denaro, scoperto un secondo covo

E nelle ultime ore è stato individuato un secondo bunker che utilizzava Matteo Messina Denaro. Si tratta di un covo realizzato dentro un’abitazione di via Maggiore Toselli, anche questa nel cuore di Campobello di Mazara. Nella mattinata di mercoledì 18 gennaio i carabinieri del Ros e i colleghi dell’Arma territoriale hanno fatto scattare una nuova perquisizione, che viene eseguita insieme al procuratore aggiunto Paolo Guido, scrive Repubblica. Si tratta di una stanza nascosta all’interno di un immobile al piano terra. Dalle prime indiscrezioni, sarebbe una stanza vissuta, con tracce anche recenti. Non si sa ancora se ci siano documenti all’interno.

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Al momento non è chiaro se in questo secondo bunker che si trova a 300 metri dall’abitazione in vicolo San Vito ci possa essere il tesoro del boss, dai documenti riservati ai soldi ai pizzini che in queste ore gli investigatori stanno cercando. L’idea di un secondo covo è nata man mano che veniva perquisito il primo in particolare alla luce di quello che veniva trovato all’interno. Quell’abitazione in vicolo San Vito sembrava “una casa di villeggiatura”, come avrebbe detto uno degli investigatori.

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“L’inchiesta è appena all’inizio”, ripetono al palazzo di giustizia. Mentre è iniziato l’esame dell’agenda ritrovata nel covo di vicolo San Vito (ex via Cb 31). Non solo un diario intimo in cui parla del suo travagliato rapporto con la figlia (mai incontrata), ma un’agenda con tanti numeri e nomi. Non sono state trovate armi. I carabinieri hanno invece trovato molti abiti di lusso, firmati, diversi profumi, anche questi di lusso, e un arredamento definito “ricercato”.


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