A distanza di 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna prepotentemente sotto i riflettori, riaprendo una ferita ancora viva nell’opinione pubblica. A scuotere l’attenzione mediatica in questi giorni è stata la riemersione di un dettaglio investigativo tanto famoso quanto controverso: l’impronta numero 33, repertata subito dopo il delitto e ora collegata alla nuova indagine su Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello minore della vittima.
L’immagine di quell’impronta è stata mostrata di recente dal Tg1 in un servizio dedicato agli sviluppi dell’indagine, e ha immediatamente scatenato il clamore dei telespettatori. Nell’istantanea, pubblicata poi da numerosi quotidiani e siti di informazione, si vede chiaramente un’impronta visibile sul muro accanto alla scala che conduce alla cantina, dove Chiara fu trovata priva di vita. La macchia, di un colore rosso acceso, ha suscitato sgomento in chi la osserva per la prima volta, dando l’impressione che si tratti di una mano intrisa di sangue lasciata sulla parete dall’assassino.

Garlasco, perché l’impronta mostrata in tv è di colore rosso
Complice l’ondata di attenzione attorno alle nuove indagini che coinvolgono Andrea Sempio — tornato nel mirino della procura pavese — l’immagine ha scatenato molte persone che, sui social, hanno accusato apertamente Sempio, collegando quell’impronta al suo presunto coinvolgimento nel delitto. Ma la realtà è più complessa e infatti a chiarire la vera natura di quella colorazione è stato Marzio Capra, consulente genetista della famiglia Poggi, in un’intervista rilasciata a LaPresse.

Capra ha spiegato che l’impronta non è stata lasciata con del sangue, bensì è il risultato di una reazione chimica. “Il reagente utilizzato nel 2007 dagli investigatori per trattare le pareti e il soffitto del primo tratto della scala che conduce alla cantina”, spiega il genetista, “è la ninidrina, una sostanza che reagisce con le tracce di sudore lasciate dalla pelle e le rende visibili assumendo una tonalità rossastra”.
La ninidrina, infatti, è un reagente largamente usato nella rilevazione delle impronte digitali su superfici porose o trattate, e la sua colorazione caratteristica può facilmente essere fraintesa da un pubblico non esperto.


Con l’indagine su Andrea Sempio in pieno corso e nuovi accertamenti genetici disposti dalla procura, resta da vedere se l’impronta 33 — e il clamore che la circonda — potrà avere un peso determinante nel percorso verso la verità sull’omicidio di Chiara Poggi. I pubblici ministeri di Pavia Napoleone-Civardi-De Stefano-Rizza, con i loro consulenti e il Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano, stanno infatti “procedendo a ulteriori investigazioni” rispetto a una “parte” della traccia 33 nella casa in cui fu uccisa Chiara Poggi che nel 2007 era stata ritenuta “non utile” e ora attribuita ad Andrea Sempio. C’è da capire se quella impronta è stata lasciata prima del delitto, visto che Andrea frequentava la casa e scendeva anche in cantina con l’amico Marco, o nel momento del fatto.


