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“Non lo facevamo da mesi”. Lacrime e gioia a Gaza grazie alla Flotilla, il mondo si commuove

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Un video diffuso in queste ore sui social palestinesi racconta una scena che a Gaza è diventata quasi eccezionale. Una lunga fila di uomini, ragazzi e bambini tira a riva una grande rete stracolma di pesci. Un’immagine di festa, che per qualche ora ha interrotto la quotidianità segnata da paura e privazioni. Una volta portato il carico sulla sabbia, la folla si affretta a sistemare il pescato, quasi a voler prolungare quel momento di normalità.

“La Flotilla non è arrivata, ma ha tenuto occupato l’esercito israeliano. E grazie a questo possiamo di nuovo mangiare”, spiegano gli autori del filmato, collegando così il raro successo della pesca alla recente operazione della Marina militare israeliana contro la Global Sumud Flotilla. L’azione di Israele ha impedito agli attivisti di raggiungere la Striscia, ma ha avuto un effetto imprevisto: l’allontanamento temporaneo delle navi da guerra dalle acque di Gaza.

Giorgia Meloni, polemica dopo la pubblicazione di un tweet su Gaza


A Gaza si torna a pescare grazie alla Flotilla

Proprio questa breve finestra ha permesso ai pescatori di lavorare senza la costante minaccia di essere attaccati. Un paradosso che evidenzia l’assurdità della situazione, in cui un attimo di tregua militare diventa sinonimo di sopravvivenza alimentare.

Non si tratta di un episodio isolato, ma di un contesto di lungo corso. Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a maggio ha denunciato come i pescatori siano vittime di “attacchi sistematici”, intensificati dopo il 7 ottobre 2023, con conseguenze devastanti per uno dei pochi settori economici rimasti in piedi nella Striscia. L’Onu ha parlato apertamente di “collasso” del comparto ittico e agricolo, sottolineando come la distruzione delle infrastrutture legate al cibo contribuisca direttamente al rischio di carestia. Una politica che, secondo le Nazioni Unite, potrebbe addirittura configurarsi come crimine di guerra.

A ribadire la gravità della situazione è Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, che all’agenzia Dire ha ricordato come “gli attacchi della Marina militare israeliana nelle immediate vicinanze delle acque portuali di Gaza sono una storia vecchia, frutto dei 18 anni di blocco illegale della Striscia, resa ancora più drammatica nell’attuale contesto di una fame deliberatamente causata da Israele”.

Dopo l’ottobre 2023, però, la situazione ha subito un’ulteriore escalation. Secondo Middle East Eye, già a dicembre 2024 si contavano oltre 200 pescatori uccisi e 4mila lavoratori rimasti senza impiego a causa della distruzione delle barche, delle infrastrutture portuali e della conseguente impossibilità di commercializzare i prodotti ittici. Una catastrofe che ha colpito intere famiglie, private non solo del reddito, ma anche di una fonte primaria di alimentazione.

“Vedere immagini di pescatori che con felicità incredula tirano a riva le loro reti piene di pesci è impressionante”, commenta ancora Noury, “anche perché sappiamo che il giorno dopo quella felicità potrà tornare a essere disperazione”. Ed è proprio in questo contrasto, tra la gioia effimera di un pescato insperato e la durezza della realtà quotidiana, che si riflette tutta la fragilità della vita a Gaza, dove persino un pasto può diventare un atto di resistenza.


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