Ci sono giorni in cui la politica sembra lontana, quasi astratta. Poi arriva una decisione che tocca nervi scoperti, divide famiglie e chat di amici, fa esplodere commenti e indignazione. E all’improvviso, a prendere la parola non sono solo i partiti: sono volti conosciuti, persone che parlano “da cittadini”.
In queste ore sta succedendo proprio questo, mentre un provvedimento appena approvato in Parlamento continua a far rumore e a spaccare l’opinione pubblica. Da una parte chi lo difende come un aggiornamento necessario, dall’altra chi teme un passo indietro pesante. E in mezzo, un appello che chiama in causa direttamente la massima istituzione. Il disegno di legge sulla caccia ha incassato il via libera del Senato in prima lettura: 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astensioni. Un passaggio che, invece di chiudere la partita, l’ha riaperta con forza, perché adesso il testo approda alla Camera e lì il confronto promette di essere ancora più acceso.
Il provvedimento, sostenuto dalla maggioranza di centrodestra e presentato dal senatore Lucio Malan, interviene sulla normativa che regola l’attività venatoria. Per i promotori sarebbe un modo per rendere le regole più moderne ed efficaci; per opposizioni e associazioni ambientaliste e animaliste, invece, il rischio è che si riducano le tutele per la fauna selvatica e si metta in difficoltà la biodiversità.

Quando un tema come questo entra nel dibattito pubblico, la reazione è quasi inevitabile: si attivano le associazioni, partono campagne di sensibilizzazione, si moltiplicano post, video, lettere aperte. E anche dal mondo dello spettacolo stanno arrivando prese di posizione nette, spesso molto emotive, proprio perché il tema tocca sensibilità profonde.
In molti, in queste ore, stanno chiedendo di fermare la riforma prima che diventi definitiva. E l’attenzione si concentra su ciò che accadrà a Montecitorio: è lì che si capirà se la contestazione riuscirà davvero a incidere sul percorso del testo. Tra le voci che hanno fatto più rumore c’è quella di Alessandro Gassmann. L’attore ha scelto una strada diretta e solenne: una lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Le scrivo da cittadino onesto, che paga tutte le tasse e che si sforza di seguire con attenzione la legge. Sono qui per chiederle di intervenire sul nuovo Ddl caccia appena passato in Senato”, scrive Gassmann, mettendo nero su bianco una richiesta che, per toni e destinatario, non passa inosservata.
Nel suo appello, l’attore sostiene che il provvedimento possa compromettere la tutela degli ecosistemi e che finirebbe per limitare i diritti della maggioranza dei cittadini che non pratica la caccia. «Gli animali fanno parte di un ecosistema che riguarda tutti e i diritti di chi non caccia vengono calpestati, mettendo a rischio la possibilità per le future generazioni di ammirare la fauna del nostro Paese», è il senso del suo intervento.
Non è l’unica a essersi esposta. Anche Licia Colò ha affidato ai social una reazione molto personale, raccontando in un video di aver evitato inizialmente di commentare perché sopraffatta dall’emozione. “Il Ddl Caccia è passato al Senato. Mi hanno chiesto un commento e ho evitato di farlo. Mi veniva da piangere”, ha detto, spiegando di non riuscire a capire come, nel 2026, si possa scegliere di ampliare le possibilità di esercitare la caccia invece di rafforzare la tutela degli animali.

La conduttrice ha invitato cittadini e associazioni a non mollare proprio adesso, ricordando che l’iter non è finito e che il passaggio alla Camera sarà decisivo. Dopo il via libera del Senato, il disegno di legge attende l’esame della Camera dei deputati. È qui che si giocherà la partita più delicata: tra pressioni politiche, mobilitazioni e un’opinione pubblica spaccata, ogni passaggio verrà osservato con attenzione.
Intanto le organizzazioni ambientaliste e animaliste annunciano nuove iniziative di sensibilizzazione, mentre la maggioranza continua a difendere il testo, sostenendo che le modifiche servano a rendere più moderna e funzionale la disciplina dell’attività venatoria. E fuori dai palazzi, tra indignazione e sostegno, la discussione continua a crescere.


