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Giorgia Meloni, polemica dopo la pubblicazione di un tweet su Gaza

Undici anni fa, nel pieno di un’escalation militare a Gaza, Giorgia Meloni scriveva su Twitter parole molto chiare: “Un’altra strage di bambini a #Gaza. Nessuna causa è giusta quando sparge il sangue degli innocenti. #Israele e #Palestina #duepopoliduestati”. Un messaggio che allora veniva interpretato come una presa di posizione umanitaria e in linea con un certo pensiero anti-imperialista presente nella destra post-MSI. Oggi, a distanza di oltre un decennio, quel tweet è tornato virale, ma per ragioni opposte: in molti lo rilanciano come prova di un netto cambiamento di rotta della premier, ora considerata una delle leader europee più schierate con Israele.

Le critiche si sono moltiplicate in queste settimane, soprattutto dopo le posizioni assunte dal governo italiano in relazione alla guerra a Gaza e all’iniziativa della Flotilla, la missione umanitaria diretta verso la Striscia. “Ma mettili 100€ in mano ad uno str*** che si prende la briga di cancellare questi tweet…almeno ti risparmi la figura di merda capi”, “Tweet invecchiato male”, “Ti ricordi quando dicevi questo! Ah bugiarda!”, “Ah ma quindi eri una brava persona una volta”, “Giorgia, dicci, cosa è cambiato da allora? È arrivato il bonifico israeliano per le armi e ti sei dimenticata tutto? Governo colluso e complice di un genocidio, VERGOGNA. Ah, bella giacca, rossa come il sangue dei 700 mila palestinesi uccisi dai tuoi amici; coerenza, su questo…”, alcuni dei commenti al tweet della Meloni.

“Li hanno trasferiti”. Flotilla, la notizia dalla Farnesina sui parlamentari italiani fermati


Giorgia Meloni, nel 2014 un tweet pro Palestina: commenti e critiche su X

E ancora: “Ma non era tutto iniziato il 7 ottobre”, “Ma guarda cosa diceva la BADOGLIANA 9 anni fa. Una voltagabbana di primo livello. Adesso inginocchiata al criminale #Netanjahu che disattende ogni risoluzione #ONU . Ma i terroristi sono #Hamas?”, “Avevi proprio ragione Giorgia. Chissa da quand’è che i bambini di Gaza possono essere sterminati senza che tu te ne lamenti”.

Tra le voci più dure contro la premier c’è Massimo Arlechino, uno dei fondatori di Alleanza Nazionale ed ex militante del Movimento Sociale Italiano, oggi presidente del movimento “Indipendenza!” di Gianni Alemanno. In un’intervista a Il Fatto Quotidiano, Arlechino accusa apertamente Meloni di aver rinnegato i valori della destra radicale: «Giorgia Meloni ha tradito la causa della destra su Gaza e la Palestina. Mentre la Flotilla è un’iniziativa di alto valore politico che ha il merito di attirare l’attenzione del mondo intero su Gaza. Penso che Meloni in cuor suo lo sappia bene».

«Intercettare le barche in acque internazionali è un’azione illegale, come illegale è il blocco navale di Israele davanti a Gaza. A destra molti la pensano come me, ma non hanno il coraggio di dirlo. Non è la Flotilla ad aver messo in difficoltà il governo, ma l’esecutivo ad aver messo in imbarazzo l’Italia», ha detto ancora Arlechino, che sottolinea come, nella tradizione del Fronte della Gioventù e nei movimenti giovanili della destra sociale, vi fosse un forte sentimento anti-imperialista e di sostegno all’autodeterminazione dei popoli, Palestina compresa: «I giovani di destra, quelli del Fronte della Gioventù e quelli venuti dopo, erano anti-imperialisti, anti-americani e si battevano per l’autodeterminazione dei popoli, tra cui quello palestinese. Difendevano anche gli indiani d’America. Ora è tutto il contrario».

Arlechino richiama anche figure storiche del pensiero missino: «Erano ragazzi con profondi valori che si battevano contro la destra borghese e si abbeveravano agli scritti di Beppe Nicolai. Che diceva: i giovani non possono essere conservatori, ma solo rivoluzionari! Sulla causa palestinese e sul rapporto con gli Usa Meloni ha tradito i valori della comunità in cui è cresciuta, ma non fa nulla per correggere la rotta».

Secondo Arlechino, questo processo di trasformazione è iniziato anni fa, con la famosa visita di Gianfranco Fini in Israele, ma ha trovato il suo punto di arrivo proprio con l’ascesa di Meloni a Palazzo Chigi: «Perché finché FdI stava all’opposizione aveva posizioni molto critiche verso gli Usa e Israele, ma anche, per esempio, sulle banche, mentre oggi non riescono a fare nemmeno una legge sugli extraprofitti. A Palazzo Chigi Meloni si è tolta la kefiah e s’è messa la grisaglia».

Una critica che punta anche allo stile politico e all’evoluzione dell’immagine della leader: «Una volta a Palazzo Chigi ha dovuto farsi accettare dalle cancellerie: è entrata nel salotto buono, dove si usano le posate d’argento. Si è appiattita troppo su posizioni atlantiste e pro-Israele. Di fronte a quello che tutto il mondo reputa un genocidio o, comunque, uno sterminio di massa, il suo intervento all’Onu è stato imbarazzante».

Mentre la guerra a Gaza continua a mietere vittime, soprattutto civili, il cambiamento di posizionamento politico della destra di governo — e in particolare di Giorgia Meloni — continua a sollevare critiche tra le sue stesse radici ideologiche. E quel tweet del 2014, dimenticato da molti, torna ora come un boomerang che mette in discussione la coerenza politica della premier.


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