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Guerra Iran, l’annuncio di Antonio Tajani: “L’Italia è pronta, cosa possiamo fare”

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L’Italia segue con estrema attenzione le evoluzioni della crisi in Medio Oriente, cercando di mantenere una linea improntata alla cautela e alla diplomazia, mentre sullo sfondo si intensifica il rischio di una nuova escalation militare. Dopo l’attacco lanciato dagli Stati Uniti contro obiettivi iraniani, il governo italiano ha convocato un vertice straordinario per valutare l’impatto del conflitto, sia in termini geopolitici che di sicurezza interna ed economica.

A preoccupare in particolare è la possibile chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito del petrolio mondiale. In tale eventualità, ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani durante un’intervista a Tgcom24, l’Italia ha già avviato una valutazione delle conseguenze sull’approvvigionamento energetico nazionale. “Abbiamo predisposto tutto anche in caso di peggioramento della situazione”, ha dichiarato, aggiungendo che la posizione dell’esecutivo è chiara: “Ovviamente noi non vogliamo un’escalation, puntiamo sulla diplomazia”. Una preoccupazione che, secondo Tajani, era già nell’aria, percepibile attraverso alcuni segnali, come “l’allontanamento dei nostri militari dalla base nei pressi dell’aeroporto di Baghdad”.

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Guerra Iran, l’annuncio di Antonio Tajani: “L’Italia è pronta, cosa possiamo fare”

In questa fase di alta tensione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riunito a Palazzo Chigi i principali vertici politici e di sicurezza del Paese. All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, i due vicepresidenti del Consiglio Antonio Tajani e Matteo Salvini, oltre ai ministri Piantedosi, Crosetto, Giorgetti, i sottosegretari Mantovano e Fazzolari e i capi dei servizi di intelligence. La linea emersa dal vertice è improntata al tentativo di contenere le conseguenze della crisi, garantendo il massimo supporto ai cittadini italiani presenti nelle aree a rischio e salvaguardando al contempo la stabilità economica, soprattutto sul fronte energetico.

È in questo quadro che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha voluto sottolineare come lo scenario rischi di allargarsi, coinvolgendo anche strutture statunitensi presenti sul suolo italiano. Un’eventualità che impone un’attenta valutazione degli obiettivi sensibili nel nostro Paese. La Farnesina è nel frattempo in contatto costante con i connazionali residenti nell’area mediorientale, garantendo assistenza e monitoraggio.

In un ultimo sforzo per frenare la spirale del conflitto, Tajani ha avuto colloqui telefonici con i ministri degli Esteri di Israele e dell’Iran, Gideon Sa’ar e Abbas Araghchi, cercando di aprire canali di comunicazione diretta. “È il momento di far prevalere la diplomazia”, ha ribadito il capo della diplomazia italiana da Gubbio, dove si trovava al momento delle prime notizie sull’attacco. Per l’Italia, l’unica strada percorribile resta quella del dialogo: portare le parti al tavolo dei negoziati per evitare che la crisi degeneri in un conflitto di ampia scala.

“Candidiamo Roma a ospitare la ripresa auspicabile dei colloqui senza intermediari tra Usa e Iran sul nucleare. Ho parlato con il Segretario di Stato Marc Rubio e ho cercato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Aragchi, che è in Russia e che conto di sentirlo in queste ore. Gli iraniani non abbiano reazioni inconsulte e tornino a trattare”, è la proposta lanciata dal ministro Tajani.


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