Una puntata particolarmente intensa quella di Pomeriggio 5. Barbara D’Urso non ha fatto prigionieri sparando a zero contro chi, in rete, attacca la memoria del povero Willy Monteiro. Barbara D’Urso già ieri si era occupata di Willy, oggi ha avuto in collegamento il fratello di due dei ragazzi indagati e arrestati. Ma prima ancora di approfondire i fatti Barbara d’Urso a Pomeriggio Cinque ha voluto lanciare un messaggio.
“Ci sono dei deficienti nel web che scrivono cose orrende festeggiando la morte di Willy. Cose orrende che, veramente, il cielo guarda”. Mentre Barbara d’Urso si occupava del caso di Willy, è nata una polemica sul lavoro svolto dai giornalisti. Secondo l’ospite che la d’Urso aveva in collegamento a Pomeriggio Cinque, fratello di due ragazzi arrestati, i giornalisti non hanno riportato le informazioni esatte. Continua dopo la foto

A quel punto Barbara, che ha mostrato più volte di essere davvero colpita dal pestaggio di Willy, ha difeso i giornalisti: “Però mettiti nei panni dei giornalisti. I tuoi fratelli hanno delle precedenti risse?” Quando il ragazzo ha dato una risposta affermativa, Barbara d’Urso ha dunque spiegato il perché i giornalisti hanno usato dei toni forti sui ragazzi arrestati. Continua dopo la foto

Ragazzi inchiodati da una testimonianza contenuta nell’ordinanza del gip di Velletri che ha disposto l’arresto in carcere per Marco e Gabriele Bianchi e Mario Pincarelli e i domiciliari per Francesco Belleggia. “Visto quanto fosse acceso il diverbio e l’inizio di qualche spinone tra Federico e i due ragazzi mi avvicinavo a loro e precisamente cercavo di dissuadere Willy dall’interessarsi alla vicenda, aggiungendo che ritenevo opportuno andarcene a casa. Willy mi assecondava e ci in camminavano verso la sua auto, una Fiat Punto di colore grigio parcheggiata a pochi metri da dove ci trovavamo”. Continua dopo la foto

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“Senza che io e Willy potessimo accorgerci di ciò che stava accadendo venivamo aggrediti da alcuni ragazzi, tra i quali riconoscevo subito i due che stavano poco prima discutendo con il Federico amico di Willy. Ricordo l’immagine di Willy steso per terra e – prosegue il testimone – i ragazzi che lo colpivano violentemente con calci e pugni. Il mio istinto di protezione mi spingeva a gettarmi addosso a Willy per cercare di proteggerlo dai colpi che stava ricevendo urlando agli aggressori che io e Willy non c’entravamo niente con quanto eventualmente era accaduto prima”.
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