Cortina trattiene il fiato, poi esplode. Ma non per tutte. Sulla mitica Olympia delle Tofane, nel giorno del Super G olimpico di Milano-Cortina 2026, la scena si divide tra gloria e dolore. Da una parte la rimonta perfetta, dall’altra un’uscita che pesa come un macigno. Protagoniste due regine della velocità azzurra: Sofia Goggia e Federica Brignone, compagne di squadra, rivali leali, simboli di un’Italia che sogna in grande ai Giochi di Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026.
Per lunghi secondi, però, la storia sembra scritta in un altro modo. Goggia è in vantaggio, spinge, attacca ogni curva con la sua consueta ferocia agonistica. I rilevamenti intermedi parlano chiaro: sette decimi di margine su Brignone. Un’eternità nel Super G. La pista scorre veloce sotto gli sci, le Tofane fanno da cornice a un possibile capolavoro. L’oro non è più un’illusione, è qualcosa di concreto, quasi tangibile.

Olimpiadi, Goggia fuori dal Super G, la reazione della Brignone
Poi, all’improvviso, tutto cambia. Un errore di linea, un attimo fatale tra la grande curva e lo Scarpadon. La porta sfugge, l’equilibrio si spezza. Goggia resta in piedi, ma è costretta ad alzare bandiera bianca. Un’uscita amarissima, proprio quando la vittoria sembrava a portata di mano. In tribuna, tra le autorità, c’è anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arrivato in Veneto per assistere alla gara. Il suo sguardo resta fisso sulla pista, serio, tradendo una delusione composta ma evidente.

Intanto, al traguardo, Brignone osserva tutto. Quando capisce che la compagna non arriverà, si porta le mani sul casco. Un gesto istintivo, quasi incredulo. Non è l’esultanza immediata di chi sa di aver vinto, ma il misto di stupore e consapevolezza di chi comprende di aver appena completato qualcosa di irripetibile. Forse, in quell’istante sospeso, Federica realizza di aver conquistato l’unica medaglia olimpica che ancora mancava alla sua carriera leggendaria.
A fine gara, la voce di Goggia è lucida, nonostante la delusione. “Ho sciato come so, sapevo che bisognava fare attenzione tra l grande curva e lo Scarpadon, era un pezzo veloce dove le porte andavano in faccia. Avevo una linea molto stretta non sono riuscita più a prendere la porta”, spiega senza cercare alibi. Parole tecniche, precise, che raccontano quanto sottile sia il confine tra trionfo e beffa su una pista come quella di Cortina.

E subito dopo, con grande sportività, aggiunge: “Prima di parlare di me vorrei complimentarmi con Federica Brignone – ha subito aggiunto -, con tutti i mesi passati, l’infortunio, il recupero non è facile fare una Olimpiade così. Lei ha sentito molto questo SuperG, onore e merito a lei oggi”. Un riconoscimento sincero, che conferma il rispetto profondo tra le due campionesse.
Resta però quell’amaro in bocca per un vantaggio di sette decimi svanito in un attimo. “ma è come se non avessi partecipato”. Una frase che pesa, che riassume la frustrazione di chi sa di aver avuto l’oro tra le mani. Eppure, come lei stessa aveva ricordato dopo la discesa libera chiusa con il bronzo e la combinata finita con una caduta, “quello che conta è sempre tagliare il traguardo”. A Cortina, questa volta, il traguardo lo ha tagliato solo Brignone. Ma nella festa azzurra c’è anche l’ombra dignitosa di una campionessa che ha lottato fino all’ultimo metro.


