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Lo sconforto di Franca Valeri: ”Questa Italia non mi piace più. Quanto era bella negli anni ’50…”

 

Franca Valeri: 94 anni e ancora sul palcoscenico. Si intitola ‘Cambio di cavalli’ il suo nuovo spettacolo, scritto da lei stessa e diretto da Giuseppe Marini. Si racconta sulle pagine del ‘Fatto Quotidiano’, Franca Norsa in arte Valeri, classe 1920 e si lascia andare a riflessioni che oscillano tra la situazione attuale in Italia e il futuro dei giovani di oggi, il tutto con una punta di nostalgia e di malinconia. ”Illusioni non me ne faccio più. L’Italia la vedo male – commenta la Valeri -. E’ diventata un paese sgradevole. Milano è meno disastrata di Roma, ma se penso a cosa erano ovunque gli anni ’50 in Italia e non solo in teatro o al cinema, mi dispero. Per chi è giovane nel 2015, è difficile immaginare quanto sia stato bello abitare le nostre città. Che eleganza nei modi si respirasse. Che signori esistessero”.

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Ha 94 anni ma l’età non è un ostacolo, anzi: ”Hanno paura che muoia sul palco – aggiunge – ed è tecnicamente possibile, anche se ricordo può accadere a tutti. O forse temono che non arrivi in fondo alla recita, ma per ora ho sempre visto tirare il sipario. L’avanzamento dell’età se, se hai la fortuna di vivere a lungo comporta purtroppo un problema insormontabile. Che gli altri muoiono e tu rimani solo. Sulla vecchiaia sto scrivendo un libro per Einaudi. Non è un dramma la vecchiaia ma cambia la prospettiva”. In molti, vista la sua lunga carriera, pensano che sia miliardaria ma lei smentisce categoricamente: ”Un equivoco assoluto. Ho due lire da parte che grazie a dio mi permettono di vivere benino, a me il denaro è sempre interessato poco. Gli amori della mia vita erano idealisti. Artisti. Gente che regalava idee o magari inseguiva la musica. Gli idealisti sono scomparsi. E anche il bottino. I soldi non li ha più nessuno. Tantomeno il ministero dei Beni culturali. E’ tornata di moda la parola bando. Si indicono bandi in continuazione. Il teatro è una forma d’arte e di cultura, non può trasformarsi in burocrazia, in riunione condominiale. Sa cosa mi lascia incredula? – incalza – la mancanza di invenzione. A teatro non si inventa più nulla, perché anche il teatro, come molto altro delle parte della cultura e del pensiero, è morto. A scrivere commedie, magari brutte, ma nuove, siamo rimasti in cinque. Non c’è modo di sapere dove si posi la felicità – conclude -. Io ormai la trovo soprattutto nei libri perché persino Manzoni conosce l’ironia. La risata poi è misteriosa, anche perché in fondo poche cose fanno ridere”.

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