C’è un momento in cui la musica smette di essere “solo musica”. Succede quando un artista riesce a mettere d’accordo folle enormi e, nello stesso istante, a far partire discussioni che non c’entrano più nulla con le canzoni. E se poi quel nome è Ultimo, allora la miccia è sempre pronta.
Perché dopo una notte che ha fatto parlare tutta Roma, e non solo, la sua storia è tornata al centro di un ragionamento molto più grande: il rapporto complicato (e spesso nervoso) tra lui e un certo mondo della sinistra. Un tema che riemerge ciclicamente, ma che stavolta ha assunto i toni di una vera resa dei conti.
Il record che riaccende tutto
Il punto di partenza è il maxi concerto a Tor Vergata: una marea di persone, numeri da capogiro, e la sensazione di un evento che va oltre la scaletta. Parliamo di circa 250mila spettatori, un dato che è diventato immediatamente simbolico: non solo successo, ma potere di attrazione puro.
Ed è qui che entra in scena un editoriale di Repubblica, firmato da Stefano Cappellini, che prende quel trionfo per allargare lo sguardo. Non sulla musica in sé, ma su ciò che Ultimo rappresenta oggi: un artista popolarissimo, capace di parlare a tantissimi, eppure ancora “difficile” da inquadrare per certe categorie culturali e politiche.
Il fantasma di Sanremo 2019 (che non se ne va mai)
Per capire perché l’argomento scaldi ancora gli animi bisogna tornare indietro, a quel Sanremo 2019 che non è mai davvero finito. Ultimo arrivò secondo, vinse Mahmood con Soldi, e l’atmosfera diventò incandescente. Il cantante romano reagì alle critiche con una frase rimasta scolpita nella memoria collettiva: «Voi avete questa settimana per sentirvi importanti e avete rotto il ca**o».
In quel momento, più che uno sfogo, sembrò una dichiarazione di identità: il rapporto con una certa stampa, con certi salotti, con un mondo che giudica e incasella. E soprattutto la promessa, quasi una sfida: il vero successo lo avrebbe misurato nei concerti, nel sostegno del suo pubblico.
I numeri che (per i fan) parlano da soli
Oggi, quella promessa viene ripescata perché i risultati sono lì, difficili da ignorare: 86 dischi di platino, 19 dischi d’oro, oltre tre milioni di ascoltatori mensili su Spotify. E poi il record di Tor Vergata, che viene raccontato come il più alto numero di biglietti venduti per un singolo evento musicale in Italia.
È su questo punto che si crea il corto circuito: quando una popolarità così grande nasce dal rapporto diretto con chi ti ascolta, diventa un fenomeno che non tutti riescono a digerire con la stessa serenità. Per alcuni è un successo “popolare” nel senso più puro, per altri è un oggetto non identificato che sfugge alle letture tradizionali.
San Basilio, il riscatto e la narrazione che divide
Nell’editoriale si parla anche di un altro tema delicato: la narrazione del riscatto. Cappellini osserva come molti artisti contemporanei rivendichino un passato segnato da difficoltà personali e sociali. Nel caso di Ultimo, torna sempre l’immagine di San Basilio, quartiere romano spesso raccontato solo per le sue ombre, ma in cui vivono anche tantissime famiglie “normali”.
E c’è un dettaglio che nell’analisi pesa: Ultimo non arriverebbe da un contesto economicamente svantaggiato. Il padre è un ingegnere civile, la madre un’impiegata, e lui studia musica fin da piccolo al Conservatorio Santa Cecilia. Elementi che, in certe letture, cambiano il modo in cui viene percepita la sua storia.
La sinistra e quella domanda imbarazzante: “Cosa dobbiamo farci?”
Il cuore del dibattito, però, è tutto politico-culturale. Cappellini riprende anche un’idea lanciata in passato da Goffredo Bettini, che aveva indicato Ultimo come possibile punto di partenza per parlare al Paese reale. E qui arriva la domanda che fa rumore: ma concretamente, cosa dovrebbe fare la sinistra con lui?
L’editoriale ci gioca sopra con ironia, immaginando scenari volutamente paradossali: una recensione su Rinascita, un convegno al Teatro Eliseo, o l’endorsement di un volto politico. Ma il punto resta: quando un artista è così ascoltato, diventa inevitabilmente terreno di contesa. Non perché lui lo cerchi per forza, ma perché gli altri cercano di interpretarlo, prenderlo, respingerlo.
Ultimo, tra amore assoluto e critiche feroci
Alla fine, la fotografia è questa: Ultimo continua a essere uno degli artisti più seguiti della sua generazione, con un pubblico che lo vive quasi come una famiglia e con un successo che si misura dal vivo, faccia a faccia. Ed è proprio quel legame a renderlo, allo stesso tempo, un idolo e un bersaglio.
Così, mentre i fan raccontano un trionfo e chi era lì a Tor Vergata parla di “notte storica”, altrove si discute di simboli, appartenenze e narrazioni. E la musica, ancora una volta, finisce per essere solo l’inizio della storia.


