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Monete e banconote rovinate, come si possono sostituire e quanto costa farlo

Macchiate, strappate o ridotte in mille pezzi: con il tempo anche le banconote finiscono per cedere all’usura. E quando non si riesce più a leggerle o utilizzarle, non tutto è perduto. La Banca d’Italia permette infatti di chiederne la sostituzione, purché si rispettino alcune semplici regole.


Le banconote, più delle monete, sono quelle che si rovinano più facilmente. Per questo l’istituto centrale provvede periodicamente a raccogliere i pezzi logori e a sostituirli con altri nuovi. Il cambio può essere richiesto anche in caso di danni evidenti, come strappi, macchie o bruciature.

In caso di mutilazione, la regola è precisa: se manca meno della metà del foglio, il cambio è immediato; se ne manca di più, bisogna provare che il danno non sia stato causato di proposito. In ogni caso, la parte residua va conservata con cura, tra fogli trasparenti, evitando di ripararla con nastro o colla.

Per ottenere il cambio basta recarsi in uno sportello della Banca d’Italia, oppure presso uffici postali e banche che offrono il servizio. Se le condizioni del biglietto lo consentono, la sostituzione è immediata. Nei casi più gravi, invece, le banconote vengono inviate alla sede centrale per una verifica approfondita.

Se l’esito è positivo, i biglietti vengono distrutti e il valore rimborsato al cittadino. Se negativo, la banconota viene restituita per permettere al richiedente di cercare eventuali parti mancanti.

Il cambio è sempre gratuito, tranne quando le banconote risultano macchiate d’inchiostro antifurto: in questo caso può essere applicata una piccola commissione, perché spesso si tratta di denaro rubato o contraffatto.

Anche le monete si possono cambiare, ma con una procedura più rigida. Bisogna consegnarle in buste trasparenti e sigillate, specificando il nome, il taglio e il valore totale. Se i pezzi superano le 100 unità, ogni busta deve contenere un numero massimo di monete:

  • 500 per i tagli da 1 o 2 euro
  • 1.000 per i tagli da 10, 20 e 50 centesimi
  • 2.000 per i tagli da 1, 2 e 5 centesimi.

Per piccoli quantitativi (fino a 1 kg per taglio e anno) non si paga alcuna commissione. Oltre questa soglia, la Banca d’Italia applica una tariffa del 5% sul valore nominale, che può salire fino al 20% se le monete risultano trattate con sostanze chimiche o presentano anomalie.

Un modo per dire addio alle banconote logore e ai salvadanai pieni di spiccioli inutilizzabili, e rimetterli in circolo in tutta sicurezza — perché anche il denaro, come tutto, ha bisogno ogni tanto di una seconda vita.


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