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“Mossa anti Schlein e Conte”. Scossone nella politica, nuova intesa e ‘allarme’ per il centrosinistra

Negli ultimi mesi il panorama politico italiano è stato attraversato da continui movimenti, scissioni e tentativi di costruire nuove alleanze. In questo scenario prende forma un progetto che punta a ritagliarsi uno spazio autonomo rispetto sia al centrosinistra guidato da Elly Schlein sia alle altre tradizionali aggregazioni politiche. Un’iniziativa che guarda soprattutto all’area moderata, riformista ed europeista, con l’obiettivo di riunire sensibilità diverse sotto un’unica piattaforma.

A fotografare questa nuova realtà è un’analisi pubblicata sul quotidiano Il Tempo, che racconta la nascita di quello che viene definito il “Polo dei non allineati”. Il debutto ufficiale è andato in scena al Teatro Parenti di Milano, dove si sono ritrovati sullo stesso palco figure come Pina Picierno, Carlo Calenda e Luigi Marattin, insieme a numerosi ex esponenti democratici e rappresentanti di altre formazioni centriste. L’atmosfera è stata caratterizzata da entusiasmo e dalla volontà di costruire un’alternativa politica distinta dal cosiddetto campo largo.


Novità nella politica italiana: la mossa contro Elly Schlein e Giuseppe Conte

A catturare l’attenzione, però, non è stata soltanto la nuova aggregazione. Durante l’evento è emersa con forza anche la presenza di Mario Monti, chiamato da molti a svolgere il ruolo di riferimento culturale e politico dell’area liberale. Una figura che continua a dividere il dibattito pubblico, soprattutto per il ricordo delle misure economiche adottate durante la sua esperienza a Palazzo Chigi.

L’ex presidente del Consiglio, infatti, è intervenuto con parole che hanno immediatamente riacceso una discussione mai realmente sopita. Nel corso della convention organizzata da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli, Monti ha rilanciato il tema della responsabilità economica e dei sacrifici necessari per perseguire determinati obiettivi politici. “Non è possibile – tuona – realizzare l’Europa senza effettuare sacrifici”. Un messaggio che molti hanno interpretato come un richiamo a quelle politiche di rigore che hanno caratterizzato gli anni più difficili della crisi economica.

Il professore ha poi insistito sulla necessità di “Pagare un costo”, espressione che per alcuni rappresenta un invito alla serietà e alla sostenibilità delle scelte pubbliche, mentre per altri richiama inevitabilmente stagioni politiche segnate da misure impopolari. Proprio questo passaggio ha alimentato interrogativi sulla direzione che potrebbe prendere il nuovo progetto centrista e sulla sua capacità di intercettare il consenso di un elettorato sempre più disilluso.

Secondo l’analisi, il rischio per la nuova formazione sarebbe quello di apparire troppo legata a modelli politici già sperimentati in passato. Il riferimento è alle esperienze tecniche e centriste che avevano suscitato grandi aspettative iniziali senza però riuscire a consolidarsi nel tempo. Da qui il timore che l’operazione possa ripercorrere strade già battute, con risultati ben lontani dalle ambizioni di partenza.

Più promettente, invece, appare l’impostazione che punta a sostenere il ceto medio, favorire la crescita economica e valorizzare chi crea occupazione. Una linea che trova una delle sue espressioni più chiare nelle parole di Luigi Marattin. Il segretario del Partito Liberaldemocratico ha infatti spiegato: “Avremo successo – evidenzia – se collaboreremo e lavoreremo sui contenuti, non su leadership. Da molto tempo le offerte politiche in Italia non si formano più in base alla cultura o all’identità”. Un approccio che mira a mettere in secondo piano i personalismi per concentrarsi sulle proposte concrete.

Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche Pina Picierno, che vede nella piattaforma Spazio Pubblico uno strumento di confronto aperto e partecipato. L’eurodeputata ha ricordato che il progetto, capace di raccogliere 22 mila adesioni in pochi giorni, deve essere innanzitutto “uno spazio pubblico nel quale discutere di cose serie”. E ha aggiunto un principio che considera fondamentale: “La politica – ribadisce – è per definizione discutere. Altrimenti diventa solipsismo”.

Una visione che, secondo alcuni osservatori, si scontra però con l’atteggiamento di Carlo Calenda, spesso accusato dai suoi critici di chiudere la porta a compromessi e mediazioni. Non a caso, il leader di Azione ha recentemente attaccato le possibili modifiche alla legge elettorale sostenendo che esse potrebbero portare “ad avere delle coalizioni infinite con dentro estremisti”. Un giudizio netto che evidenzia come, anche all’interno del nascente polo centrista, le differenze di vedute siano tutt’altro che superate.


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