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“Quella scarpa che ho trovato”. Garlasco, la testimonianza in tv: “Cosa è successo dopo”

  • Italia

Il caso Garlasco continua a tornare al centro dell’attenzione pubblica, soprattutto quando emergono dettagli che, nel tempo, sembrano essere scivolati ai margini dell’inchiesta. Nella puntata di oggi di Mattino Cinque il racconto si è concentrato su uno di questi elementi, apparentemente secondario ma capace di raccontare molto delle scelte investigative compiute dopo l’omicidio di Chiara Poggi. Un particolare che riporta alla memoria il clima di quei mesi, quando ogni segnalazione veniva vissuta come potenzialmente decisiva.

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A introdurre il tema è stata Federica Panicucci, che ha spiegato come la trasmissione avesse deciso di tornare su un reperto mai davvero chiarito. “Oggi vi racconteremo molte cose interessanti che riguardano questo reperto. Allora vado subito in diretta da Emanuele Canta. Emanuele, buongiorno, mi fai vedere innanzitutto dove è stata ritrovata questa scarpa”. Da qui prende forma una ricostruzione puntuale, che accompagna lo spettatore nei luoghi e nei passaggi temporali successivi al delitto avvenuto a Garlasco.


Garlasco, fari sulla scarpa ritrovata vicino casa Poggi

L’inviato Emanuele Canta racconta che il ritrovamento risale al 4 aprile 2008, nel pomeriggio, quando un cittadino impegnato a raccogliere ortaggi in un campo nota una scarpa parzialmente coperta da terra e fango. Un dettaglio che colpisce, perché avviene a pochi mesi dall’omicidio e non lontano dalla casa dei Poggi, in un contesto in cui l’attenzione della comunità era ancora altissima. L’uomo, rimasto senza telefono, decide di raggiungere la piazza del paese per avvisare le forze dell’ordine.

Nel servizio va in onda la sua testimonianza diretta, lucida nei ricordi: “Ho trovato questa scarpa, era un mocassino 36-37 come misura. Non lo so di preciso perché non l’ho presa in mano, l’ho smossa un attimino con un pezzo di legno”. L’uomo racconta di essersi recato dai vigili in bicicletta e di averli poi accompagnati sul posto. La scarpa, secondo il suo racconto, viene prelevata con i guanti, inserita in un sacchetto di plastica e portata al comando di Vigevano. A colpire è un altro dettaglio: “No, non mi hanno fatto firmare niente”. Da quel momento, il testimone non ne saprà più nulla e si sentirà dire che non aveva alcun legame con il delitto.

Da metà racconto in poi, il quadro si fa più inquietante. Viene infatti citata la SIT del 5 maggio 2008, nella quale si afferma che quella scarpa, ritenuta non pertinente, non sarebbe stata acquisita ufficialmente e sarebbe stata addirittura gettata nei rifiuti urbani, senza essere fotografata né repertata. Un passaggio che solleva interrogativi pesanti sulla gestione dei reperti in una delle indagini più discusse degli ultimi anni.

Il confronto telefonico di Canta con uno dei vigili coinvolti apre a versioni contrastanti. In un primo momento si sostiene che la scarpa non fosse mai stata prelevata, in contrasto con quanto riferito dal testimone. Poi arriva una parziale correzione: “Facendo mente locale, l’abbiamo portata ai carabinieri”. Ma mancano nomi, verbali, tracce ufficiali di questo passaggio. Quando l’inviato cita testualmente quanto riportato nella SIT, il vigile appare incerto: “Ehm, non so ora mi fa venire il sospetto”.

Alla fine, la spiegazione fornita è che si trattava di una scarpa molto rovinata, ritenuta vecchia e quindi inutile ai fini dell’indagine. “Si, si, si. Era una scarpa rovinata, quindi non l’abbiamo ritenuta utile all’indagine”. Una decisione che, come osserva Panicucci in chiusura, sembra frutto di una valutazione personale e non di un iter formale.

“Ah, quindi l’hanno buttata, perché delle due una, loro nella SIT con Cassese dicono ‘Per lo stato in cui è stata ritrovata questa scarpa, abbiamo deciso onestamente col mio collega di non procedere all’acquisizione della stessa che veniva quindi buttata nei rifiuti urbani’. Quindi alla fine che cosa abbiamo evinto? Che è stata una decisione personale, una valutazione personale, un po’ mi ricorda quello che è accaduto su quella bicicletta che è stata ritrovata nel retro di casa Poggi, in via Toledo. Mi sembrano simili come situazioni”. Un parallelo che riaccende i dubbi su un’indagine che, a distanza di anni, continua a far discutere.


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