Emergono particolari sempre più drammatici sull’omicidio che ha sconvolto il Veneto e l’intero Paese. A quasi due settimane dal delitto consumatosi in un contesto familiare, i primi risultati dell’autopsia sul corpo della vittima restituiscono un quadro agghiacciante della violenza con cui è stata uccisa la donna, mentre nuovi episodi legati alla vicenda continuano ad alimentare sgomento e indignazione.
L’esame autoptico è stato eseguito all’ospedale civile di Portogruaro dal medico legale Antonello Cirnelli, incaricato dalla Procura per i Minorenni di Trieste. L’accertamento, durato oltre quattro ore, si è svolto alla presenza del consulente della difesa Alberto Furlanetto e dei carabinieri. Sul caso gli investigatori continuano a mantenere il massimo riserbo, ma dalle prime indiscrezioni emergono dettagli particolarmente inquietanti.
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Chiara Guerra, la scoperta choc dopo l’omicidio
Secondo quanto riferito dall’Ansa, la vittima, la professoressa Chiara Guerra, sarebbe stata raggiunta da ben 42 coltellate. Tra le lesioni rilevate dai medici legali, una ferita alla nuca avrebbe destato particolare attenzione: il colpo sarebbe stato inferto con una violenza tale da attraversare le vertebre e potrebbe rappresentare il fendente mortale.
Il delitto si è consumato nel pomeriggio dell’11 giugno scorso nella tenuta di via Don Milani, a San Stino di Livenza, dove sorgono sia l’abitazione della docente sia quella della famiglia del nipote diciassettenne che ha successivamente confessato il delitto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, tutto sarebbe nato da una discussione degenerata improvvisamente in tragedia.

Il ragazzo avrebbe colpito ripetutamente la zia, infierendo in particolare sul volto. Dopo l’aggressione avrebbe tentato di incendiare il corpo senza riuscirci. Successivamente, avrebbe nascosto il cadavere all’interno di un sacco, trasportandolo con una carriola fino all’argine del canale Malghér, dove lo avrebbe gettato in acqua. La confessione del giovane è arrivata tre giorni dopo l’omicidio, mentre il corpo della donna è stato recuperato cinque giorni dopo il delitto. Il minorenne si trova attualmente detenuto in un istituto penale minorile.
Come se non bastasse, a dodici giorni dall’omicidio la stessa proprietà di via Don Milani è stata presa di mira dai ladri. Approfittando dell’assenza dei familiari e della situazione di caos generata dalla tragedia, ignoti sono riusciti a introdursi nell’abitazione dei genitori del diciassettenne, nonostante l’intera area fosse ancora sottoposta a sequestro giudiziario e protetta dai sigilli apposti dalle autorità.

Secondo quanto riportato da “Il Messaggero” e “Il Gazzettino”, i malviventi avrebbero scavalcato la recinzione e forzato porte e finestre, passando poi al setaccio l’intera abitazione. I ladri sarebbero riusciti a impossessarsi di diversi gioielli in oro lasciati in casa prima del sequestro. Il valore complessivo della refurtiva è ancora in fase di accertamento, mentre il padre del giovane si sarebbe detto
profondamente scosso per quanto accaduto.
I carabinieri stanno ora indagando per individuare gli autori del furto. Al momento gli investigatori escludono un collegamento diretto tra il raid e l’omicidio della professoressa. L’ipotesi più accreditata è quella di un gesto opportunistico compiuto da comuni criminali, che avrebbero approfittato della temporanea assenza dei proprietari per mettere a segno un vero e proprio colpo sciacallesco.


