In attesa di una data certa per l’inizio del nuovo anno scolastico, si cerca intanto di capire quali saranno le disposizioni in classe nel caso in cui uno o più studenti risultino positivi al Coronavirus. Su “La Repubblica” è stata pubblicata la bozza su “Indicazioni per la gestione di casi e focolai di Sars-CoV2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia”. E le polemiche già impazzano. Qualora si individuasse un solo caso positivo tutta la classe sarà messa in quarantena. E chiaramente una simile disposizione metterebbe a repentaglio il corso regolare delle lezioni.
Intanto nelle ultime 24 ore i contagi da Covid-19 sono in lieve diminuzione rispetto al giorno precedente, 320 rispetto ai 479 di domenica ieri, con quattro decessi. Ed il consigliere del Ministero della Salute Walter Ricciardi getta altra benzina sul fuoco: “Non è ipotizzabile solo la chiusura di aree con focolai, ma anche che non riaprano le scuole a settembre”. Tutto, ha sottolineato Ricciardi “dipenderà dal comportamento responsabile delle persone”. (Continua dopo la foto)

Nel documento-bozza si legge, ad esempio, che se un bambino o un ragazzo presenta febbre sopra ai 37.5 gradi deve essere subito chiamato un genitore. A quel punto lo studente sarà messo in una stanza di isolamento, di cui tutte le scuole dovranno essere fornite. Se il ragazzo ha più di 6 anni dovrà indossare la mascherina. Nella stanza dovrà essere presente anche un adulto, a distanza di sicurezza e con una mascherina. Successivamente il genitore potrà portare a casa il figlio, avvertendo il medico di famiglia o un pediatra mentre la stanza dovrà essere sanificata. (Continua dopo la foto)
In un secondo momento lo studente dovrà essere sottoposto a tampone e nel caso risultasse positivo tutta la scuola dovrà essere sanificata. La classe, o una parte, dovrà quindi essere messa in quarantena. Procedura che riguarderà ovviamente anche i docenti. E a quel punto sarà inevitabile procedere con la didattica a distanza, che però, come sappiamo, ha presentato nei mesi scorsi diverse problematiche, dal momento che non tutte le famiglie sono riuscite a garantire ai propri figli un pc ed una connessione internet adeguate. Infine, secondo le disposizioni, sarà la Asl a stabilire se e chi dovrà fare il tampone. (Continua dopo la foto)

Lo stesso consigliere Ricciardi, intervistato da “Il Messaggero”, ha quindi ribadito: “Non c’è nessuna zona che parte avvantaggiata o svantaggiata. Tutto dipenderà dalla capacità che avranno i territori e le autorità sanitarie di intercettare e circoscrivere i focolai”.
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