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Scarpe con tacchi d’oro, gioielli e altro: Giorgia Meloni, all’asta i regali di rappresentanza

  • Italia

Nei sondaggi che scandiscono il clima politico nazionale, Giorgia Meloni continua a registrare un livello di consenso che, a oltre due anni dall’insediamento a Palazzo Chigi, appare sorprendentemente stabile. La presidente del Consiglio conserva un indice di gradimento personale che, secondo le principali rilevazioni demoscopiche, rimane superiore a quello di tutti gli altri leader italiani, con una forbice che spesso oscilla tra i dieci e i quindici punti di vantaggio. È un dato che racconta un rapporto diretto con l’elettorato, fondato sulla percezione di una guida salda in un contesto europeo e internazionale attraversato da tensioni, e che finora non sembra risentire né delle polemiche interne né dell’usura fisiologica di governo.

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Parallelamente, Fratelli d’Italia continua a rappresentare il pilastro portante della maggioranza. Il partito guidato da Meloni, pur registrando oscillazioni fisiologiche, rimane da mesi stabilmente il primo nel Paese, dimostrando una capacità di mobilitazione e radicamento che va oltre la tradizionale base della destra. Il suo consenso appare ormai strutturato, con un profilo elettorale che abbraccia fasce generazionali e professionali molto diverse. È in questo quadro di forza politica consolidata che si inseriscono le nuove iniziative dell’esecutivo, spesso lette come il tentativo di rafforzare ulteriormente una leadership già ampiamente riconosciuta.


Giorgia Meloni, quali beni andranno all’asta

Il gradimento nei confronti di Meloni non deriva soltanto dalle scelte politiche, ma anche dall’immagine pubblica che la premier ha costruito negli ultimi anni. Una figura percepita come pragmatica e determinata, capace di muoversi con abilità sul piano diplomatico e su quello comunicativo. Le missioni internazionali, gli incontri ai vertici europei e le interlocuzioni con i principali attori dello scenario globale hanno contribuito a definire un profilo istituzionale più maturo, rafforzando l’impressione di una premier perfettamente a suo agio nel ruolo.

Tutto questo si riflette anche sull’immaginario simbolico che circonda la figura della presidente del Consiglio: un patrimonio costruito non solo attraverso scelte politiche, ma anche attraverso gesti, momenti familiari, atti di rappresentanza. È proprio in questo intreccio tra dimensione pubblica e privata che trova posto una storia singolare, destinata nelle prossime settimane a trasformarsi in un evento molto atteso: l’asta dei doni ricevuti da Meloni durante tre anni di incontri istituzionali.

Ci sono i gioielli ricevuti dalla Libia, una parure ricercata; un paio di scarpe di pitone blu con tacco in oro; un tablet regalato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, tappeti, foulard, quadri. Sono solo alcuni delle centinaia di omaggi che, nel corso delle visite ufficiali in Italia e all’estero, sono stati destinati alla premier. Ogni oggetto rappresenta un tassello della fitta rete di relazioni internazionali intrecciate in questi anni, ma al tempo stesso un bene che, per legge, non può essere trattenuto se supera il valore di 300 euro.

Questi doni di rappresentanza finiranno tutti all’asta, e il ricavato sarà devoluto ad associazioni e organismi senza scopo di lucro. Una scelta che punta a trasformare il valore simbolico degli omaggi diplomatici in un gesto concreto di solidarietà. L’elenco, emerso alla Camera il 3 maggio in seguito a un’interrogazione del deputato di Italia viva Francesco Bonifazi, comprende in totale 270 beni accumulati negli ultimi tre anni.

I più preziosi, come da prassi, sono conservati in un caveau. A fine ottobre il segretario generale di Palazzo Chigi ha firmato la disposizione che autorizza la vendita di questi oggetti, dando così avvio a una procedura che nelle scorse settimane ha fatto un ulteriore passo avanti. Una delibera ha infatti affidato il servizio di gestione della vendita all’incanto dei doni ricevuti dalla Presidenza del Consiglio alla casa d’aste Bertolami Fine Art.

Al momento non è ancora disponibile la lista completa degli oggetti che finiranno effettivamente all’asta. Si sa soltanto che la selezione comprenderà i beni dal valore più elevato, mentre gli altri potrebbero essere destinati a ulteriori iniziative benefiche o a percorsi istituzionali interni. L’attesa, tuttavia, cresce: l’asta promette di attirare collezionisti, curiosi e osservatori politici.

La stima economica dei beni è affidata proprio alla Bertolami Fine Art, che ha ottenuto l’appalto da 40mila euro proponendo come compenso il 5% dei proventi della vendita. Sarà dunque la galleria d’arte romana a valutare gli oggetti e a presentare il catalogo ufficiale, un documento che dovrà raccontare non solo il valore materiale dei doni, ma anche il loro ruolo nella trama diplomatica degli ultimi anni.

In un periodo in cui l’attenzione mediatica sulla premier è forte, l’asta si inserisce come un episodio capace di unire trasparenza amministrativa, beneficenza e curiosità pubblica. Un’iniziativa che, inevitabilmente, tornerà a intrecciarsi con l’immagine di Giorgia Meloni, ancora oggi al centro di un consenso che resta alto e che continua a rappresentare una delle variabili decisive della politica italiana.


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