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Scabbia, casi aumentati del 750% in una regione italiana. Gli esperti: “Da cosa dipende”

  • Italia

L’allarme scabbia torna ad accendersi adesso in Italia, dove si registra un vero e proprio boom di contagi. Negli ultimi mesi i casi hanno ripreso a correre con forza, alimentando focolai in contesti sensibili come scuole, strutture sanitarie e residenze assistenziali. Una dinamica che preoccupa gli esperti e che, in una regione soprattutto, sta assumendo proporzioni particolarmente rilevanti. A incidere non è soltanto la diffusione del parassita, ma anche la difficoltà di accesso alle cure, spesso troppo onerose per le fasce più fragili della popolazione.

La malattia della pelle, provocata da un acaro altamente contagioso che causa intenso prurito, si sta diffondendo in modo significativo anche perché in Italia nessun farmaco utilizzato per il trattamento della scabbia è fornito gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale. Le terapie hanno costi che oscillano tra gli 80 e i 250 euro, una cifra che porta molti pazienti a rinunciare alle cure. Una situazione che riguarda in particolare chi vive in condizioni socio-economiche precarie e in contesti igienici difficili. In questo quadro rientrano anche clochard e immigrati clandestini senzatetto, i tanti “invisibili” in aumento nella Capitale, come documentato negli ultimi mesi dal quotidiano Il Tempo.

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Scabbia, casi aumentati del 750% in una regione italiana. Gli esperti: “Da cosa dipende”

È nel Lazio che l’incremento appare più evidente: qui i casi di scabbia sono lievitati del 750% nell’arco di cinque anni, con focolai crescenti registrati tra asili nido, scuole, gerontocomi e perfino nei reparti ospedalieri. Un’escalation che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica e delle istituzioni sanitarie, anche per il rischio di diffusione in ambienti ad alta frequentazione e tra soggetti fragili.

“Si sta riacutizzando a causa degli intensi flussi migratori e turistici”, ha spiegato Fabio Arcangeli, presidente della “World health academy of dermatology and pediatrics”, intervenendo all’incontro “La scabbia un problema emergente” ospitato dal Senato. Arcangeli ha inoltre indicato tra le cause dell’impennata “le resistenze farmacologiche e i trattamenti impropri per durata o evasi per l’elevato costo delle terapie. Colpisce soprattutto i bambini sotto i 14 anni e la fascia tra i 18 e i 44 anni. L’aumento complessivo dei casi fino al 750% rispetto ai livelli pre-Covid, in alcune Regioni come Lazio ed Emilia-Romagna”.

I dati clinici confermano la tendenza. Le cartelle relative al 2024, ultimo anno analizzato integralmente dagli esperti, hanno registrato il picco più alto. Due anni fa il solo ospedale pediatrico Bambino Gesù ha curato 103 minori, con un incremento del 45,2% rispetto al 2023. Anche nelle scuole si sono susseguiti gli episodi: nel novembre scorso la preside dell’istituto tecnico-industriale Armellini, in largo Beato Placido Ricciardi, comunicando un caso sospetto, ha evidenziato che «nelle ultime settimane sono stati registrati in diversi istituti della capitale dei casi di scabbia».

Segnalazioni analoghe erano arrivate poco prima dagli istituti comprensivi Giovanni Falcone, a piazzale Hegel, e di via Cassia 1694. Altri casi erano stati accertati a marzo presso il liceo Virgilio di via Giulia e all’istituto magistrale Giordano Bruno alla Bufalotta. Un’escalation finita sotto la lente dell’Istituto Spallanzani, che ha analizzato l’andamento regionale dal 2017 al 2023: “Nel Lazio il numero di focolai di scabbia, dopo un calo seguito alla prima ondata di Covid-19, è progressivamente aumentato nel tempo, principalmente a causa del verificarsi di focolai in strutture di lunga degenza (750% dal 2020 al 2023)”, ha scritto l’Istituto nazionale malattie infettive.


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