A quasi vent’anni dal delitto di Chiara Poggi, il caso di Garlasco continua a generare polemiche, confronti e nuove discussioni pubbliche. Nelle ultime ore a far parlare non sono stati reperti, consulenze o testimonianze, bensì la diffusione del video dell’interrogatorio di Andrea Sempio del 6 maggio, un documento che ha immediatamente acceso il dibattito sui social e nei programmi televisivi che da mesi seguono l’evoluzione dell’inchiesta.
La pubblicazione delle immagini ha consentito a migliaia di persone di osservare direttamente il confronto tra gli investigatori e l’indagato. Un passaggio in particolare ha attirato l’attenzione degli utenti della rete: quello relativo al cosiddetto “fogliettino”, un elemento che nelle scorse settimane era stato presentato come potenzialmente significativo nell’ambito delle verifiche investigative e che, successivamente, è stato ridimensionato.

Le parole di Selvaggia Lucarelli e il caso del fogliettino
Tra le reazioni più commentate c’è stata quella di Selvaggia Lucarelli, che sui social ha espresso una posizione molto netta dopo aver visionato il filmato. La giornalista ha scritto: “Sentire il procuratore aggiunto Civardi che davanti all’indagato tira fuori il falso indizio del fogliettino legato all’omicidio fa davvero impressione”.

“Perché non solo non ha capito che erano appunti legati a uno spettacolo teatrale di Nuzzi, ma non si rende conto dell’accusa grottesca, quasi comica che muove a Sempio: un assassino che per sbarazzarsi di un appunto scritto, esce e lo va a buttare perfettamente integro nell’immondizia. Non lo butta nel water, non gli dà fuoco, non lo fa a pezzettini, no. Lo carica in macchina come fosse un cadavere e lo va a buttare. Qui non c’è solo una mancanza di prove ma, cosa ancora più grave, di logica. E questo a prescindere dall’idea che si possa avere sulla storia”.

Parole durissime che hanno immediatamente generato migliaia di interazioni. Il punto centrale del ragionamento della Lucarelli riguarda infatti la presunta illogicità della ricostruzione legata al foglio ritrovato. Secondo la giornalista, l’ipotesi che qualcuno decida di disfarsi di un documento compromettente gettandolo integro in un cassonetto sarebbe difficilmente conciliabile con il comportamento di una persona intenzionata a eliminare una prova.
Sentire il procuratore aggiunto Civardi che davanti all’indagato tira fuori il falso indizio del fogliettino legato all’omicidio fa davvero impressione. Perché non solo non ha capito che erano appunti legati a uno spettacolo teatrale di Nuzzi, ma non si rende conto dell’accusa… pic.twitter.com/NCqssln2Iv
— Selvaggia Lucarelli (@stanzaselvaggia) June 16, 2026
Al di là delle posizioni personali, la vicenda pone una questione più ampia. Negli ultimi mesi il caso Garlasco è stato spesso accompagnato da fughe di notizie, indiscrezioni, interpretazioni e anticipazioni che hanno alimentato il dibattito pubblico prima ancora che determinati elementi venissero verificati in maniera definitiva. Il rischio, secondo molti osservatori, è che l’opinione pubblica finisca per formarsi sulla base di frammenti parziali anziché di dati consolidati.
La diffusione del video dell’interrogatorio ha inoltre riportato al centro una domanda che accompagna l’intera nuova inchiesta: quanto peso abbiano realmente gli indizi emersi negli ultimi mesi. Da una parte c’è chi ritiene che ogni dettaglio debba essere approfondito fino in fondo; dall’altra chi evidenzia come alcune piste, una volta analizzate, abbiano perso consistenza o siano state reinterpretate alla luce di nuovi chiarimenti.
Intanto sui social il confronto è diventato accesissimo. Tra i commenti più condivisi si leggono messaggi come: “Se quello è davvero l’indizio principale siamo messi male”, “Bisogna aspettare i magistrati e non i social”, “Lucarelli stavolta ha sollevato una questione sensata”, “Il problema è che si sta facendo un processo mediatico”, “Guardando il video alcune contestazioni sembrano davvero deboli”, e ancora “Non significa che Sempio sia innocente o colpevole, ma che ogni elemento va verificato con rigore”.
Il risultato è che il caso Garlasco, già tra i più discussi della cronaca italiana degli ultimi decenni, si trova ancora una volta al centro di una battaglia di interpretazioni. La pubblicazione del video del 6 maggio non ha fornito risposte definitive, ma ha certamente riaperto interrogativi, dubbi e polemiche. E mentre gli investigatori continuano il loro lavoro, il confronto tra chi vede nelle nuove indagini una svolta decisiva e chi invece ne mette in discussione alcuni presupposti appare destinato a proseguire ancora a lungo.


