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“Non sa un fico secco”. Garlasco, bomba su Stasi: De Rensis interviene

  • Italia

Negli ultimi mesi il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione mediatica con una serie di nuovi accertamenti che stanno spingendo gli investigatori ad approfondire elementi rimasti per anni sullo sfondo. Tra consulenze informatiche, testimonianze rilette e presunte contraddizioni, ogni dettaglio viene nuovamente esaminato nel tentativo di chiarire aspetti ancora irrisolti dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.

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A riaccendere il dibattito, nelle ultime ore, sono state soprattutto le dichiarazioni dell’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, intervenuto nel corso di un confronto televisivo in cui si è discusso del materiale informatico sequestrato e delle nuove piste seguite dalla Procura. Proprio le sue parole hanno attirato l’attenzione, lasciando intendere come alcuni elementi meritino ulteriori verifiche da parte degli investigatori.


Le parole di De Rensis riaccendono il dibattito

Tra gli aspetti finiti sotto la lente c’è una frase che potrebbe assumere un significato particolare. L’espressione “Ha sempre un impegno”, pronunciata dall’attuale indagato durante un soliloquio, coinciderebbe infatti con una frase pronunciata da Chiara Poggi in uno dei filmati privati realizzati insieme ad Alberto Stasi.

Su questo punto era intervenuto anche Marco Poggi, fratello della vittima e tra gli utilizzatori del computer di famiglia. Lo scorso maggio aveva escluso che l’amico potesse essere entrato in possesso di quei video, spiegando di non aver mai avuto accesso diretto alle immagini e di non averle mostrate a nessuno. Tuttavia emergono dichiarazioni rese in passato che sembrano raccontare una versione almeno in parte diversa. Nell’ottobre 2007, infatti, aveva riferito ai pubblici ministeri di aver intuito l’esistenza di un filmato leggendo alcuni messaggi scambiati dalla coppia sul computer. Pochi mesi dopo il delitto, durante una sommarie informazioni testimoniali, aveva inoltre raccontato di aver chiesto a Stasi una copia dei video dopo aver eliminato le parti più intime, mentre nel 2025 ha sostenuto di non aver affrontato esplicitamente quell’argomento.

Anche Alberto Stasi aveva parlato di una richiesta avanzata da Marco Poggi riguardo all’esistenza dei video privati. Secondo chi indaga, però, questa non sarebbe l’unica incongruenza emersa nei racconti del fratello di Chiara. Altri punti ritenuti meritevoli di approfondimento riguarderebbero la frequentazione della cantina dell’abitazione, raggiungibile passando proprio dalla scala dove venne trovato il corpo della giovane.

A soffermarsi sull’importanza di questi elementi è stato soprattutto De Rensis, che ha invitato a non sottovalutare il materiale acquisito dagli investigatori. “E’ un materiale che deve destare interesse da parte degli investigatori, merita approfondimenti”. Un’affermazione che, secondo il legale, evidenzia la necessità di analizzare ogni dettaglio senza escludere alcuna ipotesi.

Nel corso della trasmissione, il giornalista Giuseppe Brindisi ha ricordato come il computer di Chiara Poggi venga oggi considerato uno degli elementi centrali della nuova attività investigativa. Gli accertamenti si stanno concentrando anche su alcune cartelle presenti sul desktop del dispositivo, utilizzato non solo dalla vittima ma anche dal fratello e dai suoi amici. Tra i file analizzati compare una cartella denominata “Cri a Forteventura”, contenente tre fotografie di una ragazza e due animazioni, arrivata sul computer attraverso una chiavetta Usb che, secondo i magistrati, sarebbe stata utilizzata da Marco Poggi. Il 31 agosto 2006, alle 21.55, Chiara avviò una chat con il computer di Alberto Stasi proprio parlando di quel contenuto. Stasi rispose inviando una propria fotografia in intimo femminile, ma resta ancora da chiarire chi fosse effettivamente dall’altra parte dello schermo in quel momento. Anche questo è uno degli aspetti sui quali la consulenza informatica della Procura punta a fare luce.

Le dichiarazioni dell’avvocato hanno poi dato vita a un acceso botta e risposta in studio. Brindisi ha commentato: “C’è questa bombetta sganciata dall’avvocato De Rensis…”. Il legale ha immediatamente replicato: “No, nessuna bomba, quale bomba?”. A quel punto Brindisi e Zurlo hanno osservato insieme: “Un’attesa di notizia”, ricevendo come risposta ironica: “Ma cosa? Perchè io son pieno di biografi, se vuole metto anche lei”. Quando il conduttore ha insistito chiedendo: “Le ho fatto una domanda, non è che Alberto sa qualcosa di quella…”, De Rensis ha tagliato corto con parole molto nette: “Alberto non sa assolutamente niente. Io stavo riflettendo ma Alberto non sa un fico secco, ha altre cose a cui pensare, tra cui la revisione che stiamo preparando. Alberto non fa l’investigatore”.

Le parole del difensore hanno quindi riportato l’attenzione sulla strategia della difesa, che continua a concentrarsi sulla richiesta di revisione del processo, mentre gli investigatori proseguono gli approfondimenti su testimonianze, supporti informatici e vecchi verbali. Per capire se da questi nuovi accertamenti emergeranno elementi realmente decisivi bisognerà attendere le prossime mosse della Procura, che nelle prossime settimane potrebbe fornire ulteriori sviluppi su uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi decenni.


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