La vicenda giudiziaria legata all’omicidio di Chiara Poggi torna al centro dell’attenzione con sviluppi che potrebbero cambiare radicalmente uno dei casi più discussi degli ultimi anni. Dopo una lunga fase processuale culminata nella condanna definitiva di Alberto Stasi, qualcosa sembra essersi incrinato nel quadro che per anni è stato considerato certo. Oggi, infatti, la procura di Pavia si muove su un terreno delicato, cercando di riaprire uno scenario che sembrava ormai chiuso.
Al centro di tutto c’è l’ipotesi di un possibile errore giudiziario. Una prospettiva che, se confermata, porterebbe a riscrivere completamente la storia di quanto accaduto a Garlasco nel 2007. Gli interrogativi sono molti: quale sarà il destino di Andrea Sempio, coinvolto nelle nuove indagini? E cosa accadrebbe se la condanna di Stasi venisse ribaltata, anche in termini di risarcimento?
“Né Stasi né Sempio”. Caso Garlasco, clamoroso

Garlasco, la dichiarazione dell’avvocato: “Indagini finite, caso chiuso”
«Nelle prossime settimane riceveremo una informativa su quello che è stato fatto dalla procura di Pavia – ha spiegalo la dottoressa Nanni, aggiungendo che ovviamente la prima cosa da fare sarà studiare le carte. «Non sarà uno studio né veloce né facile» ma un’analisi attenta, anche per valutare «se chiedere ulteriori atti». Dopo di che, probabilmente tra qualche mese, si deciderà «se eventualmente proporre una richiesta di revisione. Nessuna dichiarazione – ha ripetuto la pg – prima di studiare e capire come stanno le cose». Qualora ci fossero gli estremi, la proposta di revisione dovrà passare attraverso i giudici d’appello e poi della Cassazione.
Nel frattempo, le nuove indagini coordinate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano delineano uno scenario completamente diverso rispetto a quello sancito dalla sentenza del 2015. Secondo le prime ricostruzioni, la mattina del delitto nella villetta di Garlasco non ci sarebbe stato Stasi, bensì Andrea Sempio insieme ad altri possibili complici, successivamente esclusi dalle verifiche.

Gli inquirenti avrebbero individuato elementi in «evidente contrasto» con quanto stabilito nei precedenti gradi di giudizio. Tra questi, la presenza di possibili impronte di Stasi che confermerebbero il suo racconto di scopritore del corpo, anomalie nei campioni biologici trovati sui pedali della bicicletta e una diversa collocazione temporale dell’omicidio, che coinciderebbe con un momento in cui Stasi stava lavorando alla sua tesi. Inoltre, secondo questa ricostruzione, l’assassino non si sarebbe lavato le mani nel bagno al piano terra, nonostante la presenza di un’impronta sul dispenser del sapone.
L’eventuale revisione del processo si preannuncia complessa e tutt’altro che immediata. Anzi, potrebbe rallentare ulteriormente il procedimento a carico di Sempio, mentre si attende il deposito dell’informativa finale dei carabinieri. All’interno di questo documento sarebbero contenuti interrogatori, analisi tecniche, esiti di consulenze e nuove valutazioni medico-legali, tra cui quella che ha contribuito a spostare in avanti l’orario del delitto.
Tra gli elementi più discussi resta la questione del Dna maschile trovato sotto le unghie della vittima. Le analisi, coordinate dalla genetista Denise Albani, hanno evidenziato una compatibilità con Andrea Sempio o con la linea paterna della sua famiglia, definita «moderatamente forte» in un caso e «moderata» nell’altro. Un dato che, pur rilevante, non rappresenta ancora una prova definitiva capace di sostenere da sola l’impianto accusatorio.
E proprio mentre si attendono sviluppi ufficiali, emergono dichiarazioni che lasciano intendere la presenza di elementi ancora non resi pubblici. Ospite di Mattino 5, l’avvocato Fabrizio Gallo ha dichiarato: “Se un procuratore capo, cosa che non è mai quasi successa, si reca da una procuratrice generale per chiederle la revisione, questo è successo pochissime volte in Italia, vuol dire che anche se non lo sappiamo, hanno degli elementi talmente forti, che quando voi lo saprete, salterete sulla sedia. Perché non si scomoda un procuratore capo per andare a chiedere”.


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“Guardate che la revisione – ha proseguito il legale – tutela la verità sostanziale di un procedimento che Napoleone ritiene che non c’è stata. Non c’è verità rispetto alla sentenza di Stasi, ecco perché lui si reca dal procuratore. Quello che dice poi Canta (l’inviato ndr) è chiaro che loro procederanno alla sospensione, quindi alla scarcerazione di Stasi, quando hanno elementi talmente forti che evitano che una revisione possa andare male in senso negativo”.
“Con l’arrivo di Napoleone presso la procura generale di Milano, il caso di Garlasco è chiuso. Nel senso che si apre nei confronti di Sempio e si chiude nei confronti di Stasi. Sono finite le indagini e adesso vedrete. Mi auguro che ognuno di voi faccia un passo indietro dicendo ‘Ma lo avevo detto io’. È finito, sono chiuse le indagini”.


