Nella puntata di Quarto Grado andata in onda venerdì 31 ottobre 2025 su Rete 4, condotta come sempre da Gianluigi Nuzzi con la collaborazione di Alessandra Viero, l’attenzione del pubblico è tornata a concentrarsi su uno dei casi più enigmatici e controversi della cronaca italiana: il delitto di Garlasco. Dopo diciotto anni dal brutale omicidio di Chiara Poggi, il caso continua a generare nuovi interrogativi, rilanciato da un’indagine parallela che intreccia giustizia, corruzione e disperazione. La trasmissione ha offerto un approfondimento serrato sulle ultime rivelazioni emerse nell’inchiesta della Procura di Brescia, che vede al centro Giuseppe Sempio, padre di Andrea — oggi unico indagato nel nuovo filone per concorso nell’omicidio — e l’ex Procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, sospettato di aver favorito l’archiviazione del giovane in cambio di denaro.
>> “Il momento caldo è arrivato”. Garlasco, l’annuncio dell’avvocato De Rensis è una bomba sul caso
Il dibattito in studio si è aperto con un servizio riepilogativo che ha ripercorso gli snodi chiave dell’inchiesta bresciana. Le immagini hanno mostrato gli atti giudiziari, i verbali, e gli appunti ritrovati durante le perquisizioni a casa dei Sempio, tra cui il famoso “pizzino” con la dicitura “Venditti archivia per 20.30 euro”, ritenuto la chiave di volta di un presunto patto corruttivo. Ma il programma di Nuzzi ha voluto spingersi oltre le ricostruzioni tradizionali, offrendo spazio a una nuova interpretazione, quella avanzata dal giornalista Carmelo Abbate, che ha ribaltato completamente il punto di vista finora dominante.

Garlasco, le ultime novità sul caso
“C’è un presunto corruttore, ma non è quello che ha orchestrato tutto”, ha dichiarato Abbate in diretta. “È un uomo che raccoglie i soldi e sa a cosa erano destinati: a un’archiviazione senza indagine. Chi ce lo dice che Venditti non indaga? Lo fa l’ex maresciallo dei carabinieri Giuseppe Spoto, che a SIT ha dichiarato di aver fatto tutto di fretta perché l’ex Procuratore aggiunto Venditti li voleva immediatamente, in uno o due giorni, perché aveva deciso di archiviare senza nemmeno vedere cosa poteva emergere dalle intercettazioni”. Un passaggio, quello del giornalista, che ha acceso il confronto in studio e scatenato un acceso dibattito tra gli ospiti.

Secondo Abbate, Giuseppe Sempio potrebbe non essere il corruttore, come ipotizzato dagli inquirenti, ma piuttosto la parte concussa, ovvero colui che avrebbe subito richieste di denaro per ottenere un trattamento di favore per il figlio. Un uomo disperato, intrappolato in un sistema opaco e spietato, pronto a tutto pur di salvare il proprio sangue. “Lui è un padre che ha visto crollare la sua vita e quella di suo figlio”, ha aggiunto Abbate, “e forse ha solo ceduto a una pressione più grande di lui, convinto che quei soldi potessero servire a comprare un po’ di giustizia, non a corromperla”.

A questa lettura ha fatto eco l’ex pubblico ministero Carmen Pugliese, che ha fornito un’interpretazione giuridica alternativa e tutt’altro che priva di fondamento. “Certamente, se lo ha fatto, non ha fatto tutto da solo”, ha commentato l’ex pm. “Ma se invece del corruttore, il papà di Sempio fosse il concusso? Cioè qualcuno ha approfittato della condizione in cui lui si trovava, di estrema debolezza, per difendere il figlio, con l’obiettivo di estorcergli del denaro?”. Un’ipotesi che rimescola le carte del caso e apre scenari fino a ieri impensabili.
Questa prospettiva introduce un ribaltamento narrativo potenzialmente decisivo nell’intera vicenda giudiziaria. Non più un padre che compra la complicità di un magistrato, ma un genitore intrappolato nel ricatto di chi, forte del proprio ruolo, avrebbe potuto condizionare l’esito delle indagini. Se tale ricostruzione trovasse conferma, il quadro cambierebbe radicalmente, spostando il baricentro del sospetto dal campo della corruzione a quello della concussione.
“L’ultima, clamorosa, ipotesi sul delitto di Garlasco”, ha concluso Nuzzi, “potrebbe segnare un nuovo ribaltamento di prospettiva”. Ed è proprio questo il leitmotiv che continua a tenere viva una delle pagine più oscure della cronaca nera italiana, dove ogni volta che sembra emergere una verità, un nuovo tassello riapre tutto da capo, alimentando un enigma che da quasi due decenni non trova pace.


