Il sospetto degli investigatori si stringe sempre di più attorno alla cerchia familiare. È questa, al momento, la pista ritenuta più concreta nell’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella, il piccolo centro del Molise sconvolto dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Le due donne sarebbero state uccise da un presunto avvelenamento da ricina durante il periodo delle festività natalizie.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore, la Squadra Mobile avrebbe intensificato gli interrogatori di parenti, conoscenti e persone vicine alle due famiglie. Gli investigatori avrebbero già ascoltato oltre cento testimoni e il caso si sarebbe ristretto attorno a pochi sospetti, con alcune figure considerate più rilevanti. A pesare sarebbero soprattutto incongruenze e contraddizioni nelle versioni fornite in Questura.

Pietracatella, la pista familiare e la ricina
Il possibile movente, secondo le ricostruzioni più recenti, ruoterebbe attorno a contrasti maturati all’interno delle famiglie Di Vita e Di Ielsi. Gli inquirenti continuano però a muoversi con cautela: non ci sarebbe ancora una persona sospettata in modo preciso, ma il lavoro di confronto tra testimonianze, rapporti familiari e movimenti dei giorni precedenti alla tragedia sarebbe entrato in una fase molto delicata.
L’inchiesta resta complessa anche perché la ricina è una sostanza letale, difficile da reperire e da maneggiare. Le analisi tossicologiche del Centro antiveleni Maugeri di Pavia hanno confermato la presenza della tossina nei campioni biologici delle due vittime. In un primo momento, dopo gli accessi al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, il quadro clinico era stato interpretato come una sospetta tossinfezione alimentare.

Gli accertamenti proseguono senza sosta. Nei giorni scorsi è stato disposto un nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella, dove gli specialisti cercano eventuali tracce della sostanza tossica. La Procura di Larino ha inoltre stabilito l’acquisizione dei dispositivi elettronici appartenuti alle vittime, tra cellulari, computer, tablet e chiavette usb. Un passaggio ritenuto importante per ricostruire contatti, messaggi e possibili tensioni prima della morte.
Intanto il paese resta sotto pressione. Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, ha lasciato Pietracatella insieme alla figlia Alice, nel tentativo di allontanarsi da telecamere e riflettori. La casa della famiglia resta sotto sequestro, mentre proseguono le audizioni di parenti e conoscenti, comprese persone vicine alla figlia maggiore. Il giallo della ricina a Pietracatella resta aperto: gli investigatori sembrano avere una pista, ma manca ancora il tassello decisivo.


