Ci sono storie che non finiscono mai davvero. Tornano all’improvviso, con un nome, una data e una convocazione che pesa come un macigno. E in un attimo riaprono tutto: il dolore di una famiglia, i dubbi, le discussioni, le certezze crollate e ricostruite mille volte.
Il caso è quello che l’Italia conosce fin troppo bene, il delitto di Garlasco. E adesso, dopo anni di processi e polemiche, la tensione risale: la Procura di Pavia ha fissato un nuovo appuntamento che può cambiare ancora una volta la traiettoria di una vicenda diventata ferita collettiva.
Andrea Sempio, 38 anni, è stato convocato per il 6 maggio: un passaggio delicatissimo nella riapertura dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Un atto che arriva a ridosso della chiusura delle indagini e che, inevitabilmente, riaccende i riflettori su uno dei casi giudiziari più discussi e divisivi d’Italia.
Non è la prima volta che gli inquirenti cercano di sentirlo. C’era già stata una convocazione, il 20 maggio scorso, ma Sempio non si presentò: i suoi legali contestarono la validità dell’invito, parlando di un vizio formale e dell’assenza dell’avviso di accompagnamento coatto.

Questa volta, però, lo scenario non è identico. Perché nel nuovo capo d’imputazione cambia un dettaglio che pesa: viene eliminato il riferimento al presunto “concorso” con altri soggetti, compreso Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara condannato in via definitiva.
Nell’avviso di interrogatorio la Procura mette nero su bianco un passaggio che scuote. Il delitto, si legge, avrebbe l’“aggravante di aver commesso il fatto per motivi abietti”, ricondotti all’odio verso la vittima dopo il rifiuto di un approccio sessuale. Un’accusa pesantissima, che sposta l’asse emotivo e narrativo dell’intera ricostruzione.
Secondo quanto riportato nell’atto, l’omicidio sarebbe avvenuto sulle scale dell’abitazione in cui Chiara Poggi è stata poi trovata. E a questo punto la domanda che rimbalza, inevitabile, è una sola: cosa ha spinto i magistrati a tornare a chiedere un confronto adesso?
Tra le ipotesi, c’è quella che i pm vogliano chiarire elementi già emersi e sottoporre a Sempio nuovi sviluppi investigativi raccolti negli ultimi mesi. Un puzzle in cui ogni tessera viene pesata, discussa, contestata, difesa. E proprio una tessera, più di tutte, continua a far discutere.
Al centro dell’attenzione c’è la cosiddetta impronta 33, individuata sulle scale che portano alla cantina dove fu rinvenuto il corpo di Chiara Poggi. Una consulenza della Procura attribuirebbe quella traccia proprio a Sempio, ma la difesa ha sempre respinto con forza questa lettura.

Non solo: anche i consulenti della famiglia Poggi, insieme a quelli dell’indagato, sostengono che quell’impronta non sia attribuibile con certezza e che potrebbe trattarsi di semplici segni sull’intonaco. Una divergenza tecnica, sì, ma capace di cambiare tutto: perché in casi così ogni traccia diventa un bivio.
Sempio, dal canto suo, ha più volte spiegato di aver frequentato quella casa insieme a Marco Poggi, fratello di Chiara. E di essere sceso anche in cantina. “L’impronta potrebbe essere stata lasciata in quelle occasioni”, ha dichiarato, aggiungendo anche: “Resto amico di Marco Poggi, questo mi dà forza”.
Per gli inquirenti, invece, quella traccia avrebbe un peso diverso: sarebbe stata lasciata dall’assassino subito dopo l’aggressione, in un momento cruciale della dinamica. Un dettaglio che, nella loro ricostruzione, non sarebbe casuale né “antico”, ma legato all’azione immediata dopo il delitto.
Intanto la nuova convocazione anticipa, di fatto, la fase dell’avviso 415 bis, riportando l’iniziativa nelle mani della Procura. Ora la scelta è nelle mani di Sempio e dei suoi legali: presentarsi e rispondere alle domande potrebbe segnare un passaggio decisivo per il futuro della riapertura sul caso Garlasco.


