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Diana Pifferi, i vestiti stesi e il passeggino sul pianerottolo: cosa succede a un mese dalla sua morte

  • Italia

C’è grande commozione ancora per Diana Pifferi, la bambina morta di stenti perché abbandonata da sola nella culla all’interno dell’abitazione da sua madre Alessia. L’episodio drammatico, che sconvolse tutti gli italiani, avvenne lo scorso mese di luglio. Ora, a 30 giorni dalla notizia più brutta, sono usciti fuori alcuni particolari molto tristi e allo stesso tempo nostalgici. A parlare sono anche alcune persone che vivono in quella zona di Milano. Il sito Repubblica ha voluto scrivere di questi dettagli davvero forti.

Diana Pifferi è morta di fame e di sete perché lasciata incustodita da sua madre per quasi una settimana. La donna si trova in carcere e a soffermarsi su di lei è stato il legale Solange Marchignoli: “Dice sempre che le manca sua figlia”. Nei prossimi giorni saranno fatti degli approfondimenti sul biberon della piccola vittima e anche sulla boccetta di ansiolitici. Bisognerà comprendere nei dettagli se ci fosse l’En all’interno del biberon. Per quanto riguarda l’udienza, avrà luogo il prossimo 28 settembre. (Leggi anche “Lei mi ha detto tutto”. Alessia Pifferi, parla la vicina di cella Sara Ben Salha)

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Diana Pifferi morta, i dettagli a un mese dalla sua scomparsa

Coloro che abitano nei pressi della casa in cui viveva anche Diana Pifferi non riescono ancora a capitarsi. La piccola è morto a 18 mesi di stenti e ora in molti si stanno soffermando su alcuni dettagli. Una donna anziana ha raccontato: “Evito di passarci perché fa male guardare quei vestitini ancora stesi lì”. Poi un’altra ha aggiunto: “Qui non è entrato più nessuno. Dopo il funerale basta, non si sono più visti neanche i giornalisti”. Il vicinato non ha comunque dimenticato la tragedia, come riferito da un’altra signora.

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Un’altra donna ha quindi rivelato: “Noi del quartiere di Ponte Lambro non vogliamo dimenticare, anche se abbiamo tanti problemi a cui pensare, dalle bollette alla spesa, noi che per mangiare andiamo a prendere i pacchi in chiesa”. E Repubblica ha scritto che ci sono ancora “I vestitini ingialliti appesi ai fili del tenditoio che dà sul retro della casa, rimasti su anche dopo il temporale di metà agosto. Il passeggino rannicchiato sul pianerottolo, con la coperta spiegazzata lasciata sopra…”.

E poi: “L’iniziale del nome incollato sul cancello, la “D” di Diana staccata male, una traccia che riconosce solo chi ha memoria dei tributi che il vicinato ha lasciato in ricordo della piccola nei giorni dopo il ritrovamento del corpo”. Parlando della madre, un signore che abita nel quartiere milanese, ha detto: “Alessia era una donna con cui non si poteva parlare, altezzosa, si riteneva superiore rispetto a noi del quartiere. Il suo gesto è stato orrendo, non potrà tornare nella casa dove viveva prima perché nessuno qui la perdonerà mai. Come può una persona sana di mente fare quello che ha fatto lei?”.

“Quando Diana è nata…”. Bimba morta di stenti, parla il compagno della mamma Alessia Pifferi


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