Nuove tensioni si sono aperte attorno alle indagini sul delitto di Garlasco, dopo la decisione della Procura di Pavia di rigettare la richiesta di un nuovo incidente probatorio avanzata dai legali della famiglia Poggi. A riaccendere il confronto, ancora una volta, è la questione dell’ormai nota impronta numero 33, individuata sulla scala dove nel 2007 fu rinvenuto il corpo senza vita di Chiara Poggi. Dopo che i media avevano rilanciato l’attribuzione dell’impronta ad Andrea Sempio, attualmente indagato, i familiari della vittima avevano chiesto un accertamento ulteriore, supportati da consulenze che mettono in dubbio proprio quell’identificazione.
Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, in un comunicato diffuso nelle ultime ore, hanno espresso forti perplessità in merito all’analisi dell’impronta palmare 33. “Poiché le conclusioni formulate depongono per la sicura estraneità dell’impronta alla dinamica omicidiaria, oltre che per la non attribuibilità della stessa ad Andrea Sempio”, spiegano, “abbiamo ritenuto di sollecitare un definitivo accertamento sul punto, da compiersi con incidente probatorio”. La richiesta però è stata respinta dal Pubblico Ministero, che ha scelto di mantenere il controllo diretto delle valutazioni tecniche, rimandando ogni decisione all’eventuale esercizio dell’azione penale.

Garlasco, di chi è l’impronta
La questione, tuttavia, non si esaurisce con l’impronta 33. I legali dei Poggi avevano chiesto chiarezza anche sulle ipotesi, circolate su alcuni organi di stampa, riguardo la presenza di sangue sulla stessa traccia. Anche in questo caso, i risultati dei test effettuati dal Ris di Parma hanno escluso la presenza di materiale ematico. Nonostante ciò, gli avvocati hanno ritenuto importante chiedere ulteriori verifiche in contraddittorio, considerando che uno dei consulenti di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio, aveva ipotizzato la possibilità di nuovi esami. Un’istanza che, secondo gli avvocati, voleva semplicemente tutelare “un imparziale accertamento dei fatti”, ma che non ha trovato accoglienza da parte della Procura.

Sul fronte peritale, resta fissata per il 24 ottobre 2025 l’udienza dell’incidente probatorio. In quell’occasione, verranno ripetute le analisi su una singola traccia – il campione 113565 – rilevata sulla superficie interna dell’anta fissa della porta della cucina. Secondo il genetista Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, si tratta di una quantità talmente minima da risultare “il nulla”: una frazione di cellula che non consentirebbe né un’analisi dattiloscopica né un utilizzo processuale. Denise Albani, altra perita coinvolta, ha confermato che si tratta dell’unico reperto potenzialmente rilevante, visto che nessuna delle altre impronte contiene sangue o dna, inclusa la famosa impronta 10, rinvenuta nel 2007 sulla parte interna della porta d’ingresso, che a oggi rimane priva di qualsiasi attribuzione certa.

Infine, un’ulteriore precisazione è giunta per smentire una delle tante suggestioni alimentate nel corso degli anni: quella sulla traccia 44, rilevata sul muro delle scale che conducono alla tavernetta. Secondo Capra, non si tratta dell’impronta di una scarpa, come ipotizzato in passato, ma del segno lasciato dalla ruota di una bicicletta che la famiglia Poggi era solita sistemare proprio in quel punto. Una nuova conferma che, anche a distanza di quasi due decenni, il delitto di Garlasco continua ad alimentare interrogativi, divisioni e ricostruzioni sempre più complesse, con il rischio costante che ogni elemento possa essere percepito come decisivo, anche laddove la scienza dice tutt’altro.


