Cannabis. Veronesi riaccende il dibattito: “Legalizziamola”

“Come medico e come padre, sono un convinto oppositore di tutte le droghe. Però proibire e punire non serve, anzi può peggiorare la situazione”. Umberto Veronesi ha rinfocolato anche in Italia l’eterno dibattito sulla legalizzazione delle droghe leggere. Del proibizionismo, ha scritto su l’Espresso, beneficerebbe solo la mafia, mentre la metà dei giovani (“tutti criminali?”) fa uso di cannabis. Bisognerebbe invece “passare da un’attività indiretta (vietare) a un’attività diretta (educare)”. Una formula bocciata dalla Comunità di San Patrignano: “L’educazione è fatta anche di regole e quindi di divieti. È giusto che lo Stato ponga dei paletti precisi senza abdicare al suo ruolo, abbandonando le famiglie sul fronte educativo”. Contro  Veronesi anche l’Associazione dei tossicologi forensi: “Faremo salire i nostri figli su un treno, un pullman o una nave condotti da personale che liberamente può essersi fatto una canna?”. I fronti, insomma, restano distanti. Con il radicale Marco Cappato che non risparmia accuse agli avversari: “Il modo di ragionare dei proibizionisti percorre la stessa strada che ha sempre portato allo Stato etico e al totalitarismo, la consegna alle istituzioni politiche, attraverso divieti e forze dell’ordine, della difesa del bene e della virtù”.